Studio UPS sull’export delle pmi: le piccole e medie imprese europee necessitano di sostegno per incrementare le esportazioni

 Studio UPS sull’export delle pmi: le piccole e medie imprese europee necessitano di sostegno per incrementare le esportazioni

UPS_WhitePaper_RicercaPMI[dropcap]S[/dropcap]econdo una ricerca commissionata da UPS (NYSE: UPS) su oltre 8.000 titolari e direttori di pmi in sette paesi europei, le piccole e medie imprese europee non sfruttano appieno le opportunità di esportazione.

Lo studio sull’export delle pmi europee “European SME Exporting Insights” è stato condotto sui titolari e direttori di 8.144 pmi in sette principali paesi europei – Regno Unito, Germania, Italia, Paesi Bassi, Francia, Polonia e Belgio – operanti nei settori automotive, healthcare, high tech, industriale e retail. Sono stati analizzati i motivi alla base dell’esportazione, identificando i principali ostacoli e timori che le pmi incontrano quando vendono i propri prodotti a livello internazionale.

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La maggior parte delle spedizioni effettuate dalle pmi incluse nel sondaggio è indirizzata a clienti del mercato nazionale e di altri paesi UE; i risultati emersi dallo studio indicano che queste imprese necessitano di aiuto per esplorare mercati più lontani. Tra le pmi dei paesi analizzati, quelle italiane sono le più inclini verso il mercato domestico, seguite da quelle di Regno Unito e Germania. Tuttavia Regno Unito e Germania sono anche i paesi in cui le pmi esportano, in termini percentuali, di più fuori dai propri confini dentro l’UE e fuori di essa. A frenare l’espansione delle esportazioni sarebbero il timore che le merci vengano smarrite o danneggiate e la scarsa informazione sulla gestione delle normative e procedure di esportazione.

Gli Stati Uniti sono la principale destinazione extraeuropea delle esportazioni delle pmi di Regno Unito (54%), Belgio (40%) e Italia (40%). La Cina è la principale destinazione extraeuropea delle esportazioni delle pmi di Paesi Bassi (60%) e Polonia (26%). La Cina non appare invece attualmente un mercato di destinazione dei prodotti delle pmi Italiane (6%): si tratta della percentuale più bassa tra i paesi indagati. Il Canada è la principale destinazione extraeuropea delle esportazioni delle pmi di Francia (57%) e Germania (51%). Anche in questo caso l’Italia ha valori di esportazione molto bassi (2%): si tratta della percentuale più bassa.

«Le pmi europee hanno un enorme potenziale di esportazione in paesi al di fuori dell’Unione Europea» afferma Cindy Miller, Presidente di UPS Europa. «In uno scenario economico globale concorrenziale le pmi devono sfruttare queste opportunità per espandere la propria base di clienti esteri, incrementare i ricavi e creare un solido andamento di crescita».

Secondo l’indagine i paesi con il maggior numero di pmi esportatrici sono Italia, Germania e Francia. Le pmi di Belgio, Regno Unito e Paesi Bassi risultano invece ai primi posti nelle esportazioni verso i mercati extra UE in quanto tendono a spedire più pacchi al di fuori dell’area UE rispetto agli altri paesi analizzati.

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Rischi e normative: i principali timori relativi alle esportazioni
Il 51-81% delle pmi analizzate prevede che le proprie attività di esportazione rimarranno invariate nei prossimi 12 mesi. Un maggiore ottimismo si registra nelle pmi di Regno Unito e Germania, dove oltre il 40% degli attuali esportatori prevede un incremento delle esportazioni entro l’anno. Le pmi italiane che esportano i prodotti all’estero sono, tra quelle dei paesi indagati, le meno fiduciose nella possibilità di incrementare il business legato alle esportazioni nei prossimi 12 mesi. Al contrario si registra in Italia una maggiore fiducia tra le aziende che vogliono iniziare a esportare. Da questo punto di vista gli italiani, insieme ai polacchi, sono i più fiduciosi. Negli altri paesi indagati chi ancora non esporta ma desidererebbe farlo, mostra una certa reticenza a spedire le proprie merci all’estero, e la maggior parte degli intervistati ritiene poco probabile o estremamente improbabile avviare esportazioni nel prossimo futuro.
Se da un lato la ricerca evidenzia che sia nel Regno Unito che in Germania l’esportazione è percepita come il naturale passo successivo verso la crescita, dall’altro c’è una forte percezione dei potenziali rischi. Le pmi di tutti i paesi ritengono che il rischio di smarrimento o danneggiamento delle merci costituisca uno dei principali ostacoli all’esportazione nei paesi dell’Unione Europea.
La competizione con i prodotti dei mercati locali è considerata fra i primi 3 ostacoli in paesi come la Germania, il Belgio, i Paesi Bassi e il Regno Unito ma non per l’Italia, la Francia e la Polonia. Inoltre le normative, le procedure, gli onerosi adempimenti amministrativi e i costi elevati figurano tra le principali barriere all’esportazione verso gli Stati Uniti. Nei sette paesi analizzati le microimprese tendono a manifestare i maggiori timori relativamente ai rischi legati all’esportazione, indicando che necessitano di un supporto maggiore rispetto alle piccole e medie imprese.
Molti esportatori dimostrano scarsa conoscenza del TTIP (Transatlantic Trade and Investment Partnership), ovvero il partenariato transatlantico su commercio e investimenti tra l’UE e gli Stati Uniti volto ad eliminare gli ostacoli commerciali relativi a tariffe e burocrazia doganale, e del modo in cui potrebbe aiutarli ad espandere le proprie attività verso gli USA. In tutti i paesi analizzati la conoscenza e la comprensione di questo accordo sono scarse, in media pari o inferiori al 21%. I più preparati riguardo il TTIP risultano gli esportatori tedeschi con un 47%, anche se gli intervistati dichiarano di non essere certi dell’impatto che il TTIP potrà avere. Gli esportatori italiani si collocano al di sotto della media europea rispetto ad informazione su TTIP (12%): più disinformate di quelle italiane, solo le pmi del Regno Unito (11%).
«Sia negli Stati Uniti che nell’UE esiste il bisogno concreto di aiutare le pmi a comprendere i benefici derivanti dal TTIP” conclude Miller. “Le piccole imprese sono convinte che il TTIP favorirà maggiormente le grandi aziende, ma non sono pienamente consapevoli dei benefici che questo accordo potrebbe offrire loro. Le società che forniscono servizi di logistica, come UPS, svolgono un ruolo fondamentale nell’aiutare le pmi a comprendere il potenziale del TTIP. Inoltre, in qualità di provider esperto, con un network di spedizione internazionale e una solida esperienza nel campo dello sdoganamento, UPS è in grado di assicurare a queste aziende l’accesso a servizi essenziali e tutto il supporto necessario affinché possano espandersi oltre i propri confini e beneficiare appieno della crescita delle esportazioni”.

UPS: Opportunità di esportazione per le pmi
Lo studio ha interessato 8.144 titolari e direttori di pmi, tra cui direttori generali, commerciali, business o vendite ed è stato condotto tra il 1 e il 10 novembre 2013 e tra il 7 e il 9 maggio 2014. Le interviste si sono svolte in Belgio (613), Francia (1.265), Germania (2.281), Italia (613), Paesi Bassi (604), Polonia (400) e Regno Unito (2.368). Il campione della ricerca è stato selezionato da Dun & Bradstreet e ha incluso aziende dei settori automotive (666), healthcare (1.690), high-tech (1.009), industriale (1.949) e retail (2.830). La ricerca qualitativa è stata organizzata in otto workshop, di cui quattro in Germania e quattro nel Regno Unito, allo scopo di approfondire le barriere all’esportazione, i percorsi delle merci esportate e che tipo di supporto cerchino le pmi relativamente alle attività di esportazione.
I dati raccolti sono stati classificati secondo le definizioni UE di microimprese, piccole e medie imprese, che integrano il dato dell’organico e il fatturato o il totale di bilancio.
Una microimpresa è definita come impresa che occupa meno di 10 persone e realizza un fatturato annuo e/o un totale di bilancio annuale non superiori a 2 milioni di euro. Una piccola impresa è definita come impresa che occupa meno di 50 persone e realizza un fatturato annuo e/o un totale di bilancio annuale non superiori a 10 milioni di euro. Una media impresa è definita come impresa che occupa meno di 250 persone, il cui fatturato annuo non supera i 50 milioni di euro oppure il cui totale di bilancio annuale non supera i 43 milioni di euro.

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Redazione

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