STIME SVIMEZ: PIL ITALIA 2025-2027 IN CRESCITA DEBOLE. FINCHÉ C’È PNRR IL SUD CONTINUA A CRESCERE PIÙ DEL RESTO DEL PAESE: +0,7% NEL 2025, + 0,9% NEL 2026 (+0,5% E 0,6% IL CENTRO NORD).
BOOM OCCUPAZIONE AL SUD MA CONTINUA L’ESODO: 100MILA GIOVANI OCCUPATI, MA 175 MILA IN FUGA. L’INVESTIMENTO PERSO IN FORMAZIONE AL SUD PER LE MIGRAZIONI DEI LAUREATI È DI 8 MILIARDI ALL’ANNO.
PEGGIORA QUESTIONE SALARIALE. LA SFIDA È GARANTIRE IL ‘RIGHT TO STAY’ PER RENDERE LIBERA LA SCELTA DI PARTIRE.
Dal Rapporto Svimez 2025 emerge un Mezzogiorno che vive una stagione di forti contrasti: cresce come l’occupazione, ma al contempo continua l’esodo che svuota il Sud di competenze e futuro. Tra il 2021 e il 2024 quasi mezzo milione di posti di lavoro è stato creato nel Sud, spinto da PNRR e investimenti pubblici. Ma negli stessi anni 175mila giovani lasciano le regioni meridionali in cerca di opportunità.
Si rinnova la “trappola del capitale umano”: la metà di chi parte è laureato; le migrazioni dei laureati comportano per il Mezzogiorno una perdita secca di quasi 8 miliardi di euro l’anno. I giovani che restano, troppo spesso, trovano lavori poco qualificati e mal retribuiti. Con i salari reali che calano aumentano i lavoratori poveri: un milione e duecentomila lavoratori meridionali, la metà dei lavoratori poveri italiani, è sotto la soglia della dignità. Si evidenzia, inoltre, una emergenza sociale nel diritto alla casa.
PNRR e crescita: il Sud sopra il Centro-Nord fino al 2026
Il PNRR sostiene la crescita e spinge fino al 2026 il Pil del Sud oltre quello del Nord. Secondo le stime Svimez, l’Italia crescerà poco ma in miglioramento: +0,5% nel 2025, +0,7% nel 2026, +0,8% nel 2027. Grazie al completamento dei cantieri PNRR, il Sud dovrebbe continuare a superare il Centro-Nord nel biennio 2025-2026: +0,7% e +0,9%, contro +0,5% e +0,6%. Nel 2027 rallenta il ciclo degli investimenti pubblici e il Centro-Nord torna a crescere più del Sud.
Il percorso di sviluppo avviato dal PNRR non può interrompersi nel 2026. Il Mezzogiorno sta dimostrando di poter essere protagonista della transizione industriale ed energetica del Paese, ma servono scelte politiche che consolidino i risultati e diano continuità agli investimenti.
2021-2024: Pil al Sud +8,5% e segnali positivi su cui costruire il post-PNRR
Tra il 2021 e il 2024 il Pil del Mezzogiorno aumenta dell’8,5%, contro +5,8% del Centro-Nord. Le costruzioni sono il motore principale, ma il contributo più rilevante alla crescita viene anche dal terziario, con una dinamica che riguarda non solo i servizi tradizionali: crescono attività finanziarie, immobiliari, professionali e scientifiche. In controtendenza rispetto al Nord, cresce anche l’industria in senso stretto, con una spinta significativa della manifattura e dell’agroalimentare.
Tra i segnali positivi nel Mezzogiorno sui quali costruire il futuro post PNRR: la crescita dei servizi ICT, la crescita dell’industria, il miglioramento dell’attrattività delle università meridionali. La legacy del PNRR riguarda anche cambiamenti sociali e istituzionali: il miglioramento della capacità amministrativa dei Comuni; i primi segnali di convergenza Sud-Nord nell’offerta pubblica di asili nido e del servizio mensa; la standardizzazione e semplificazione degli iter amministrativi.
Boom occupazione, ma continua l’esodo: 100mila giovani occupati in più, 175mila in fuga
Nel triennio 2021-2024 gli under 35 occupati aumentano a livello nazionale, con una crescita che nel Mezzogiorno è particolarmente intensa: 100mila giovani occupati in più nel Sud. Ma il Mezzogiorno non trattiene i giovani: nell’ultimo triennio 175mila giovani hanno lasciato il Sud per il Nord e l’estero. Un paradosso evidente: più lavoro ma non migliori condizioni di vita, né opportunità professionali adeguate alle competenze.
Peggiora la questione salariale: aumentano i lavoratori poveri
I salari reali sono in calo, soprattutto nel Mezzogiorno. L’in-work poverty tocca nel 2024 il 19,4% nel Sud, tre volte il valore del Centro-Nord. Non basta avere un’occupazione per uscire dalla povertà: bassi salari, contratti temporanei, part-time involontario e famiglie con pochi percettori ampliano la vulnerabilità. Cresce anche l’urgenza del diritto alla casa, con affitti in aumento e bisogno di politiche strutturali.
La sfida: garantire il “right to stay”
A partire dall’eredità del PNRR, la vera sfida è consolidare questi segnali positivi in un percorso di sviluppo duraturo, che renda il diritto a restare pienamente esercitabile e la decisione di partire una scelta, non una necessità. Occorre agire su quattro leve: potenziare le infrastrutture sociali e garantire i servizi oltre il PNRR; rafforzare i settori a domanda di lavoro qualificata; puntare sulla partecipazione femminile nel mercato del lavoro, nel sistema della ricerca e nella sfera politica e decisionale; investire sul sistema universitario come infrastruttura di innovazione.
