Tempi e metodi della successione nelle pmi

 Tempi e metodi della successione nelle pmi

La notizia (da Outlet Italia. Cronaca di un Paese in (s)vendita, pubblicato da Eurispes e Uil-Pa): su 80.000 imprenditori che ogni anno in Italia affrontano la successione generazionale, appena il 25% supera il primo passaggio, il 14% non supera il secondo, mentre al terzo rimane in piedi solo il 5% delle imprese. Il 63% delle imprese che superano il passaggio generazionale non va oltre il quinto anno.

Si tratta dunque di un insieme di problematiche da risolvere partendo da una sistematizzazione del processo di successione che, per comodità di ragionamento ed evitando schematismi, possiamo definire in: Avvio del processo, Alternative/Opzioni, Preparazione, Transizione, Implementazione.

Lo scenario:

  • baby boomers, nati tra il 1946 e il 1960. Sono fiduciosi e autosufficienti. Questa generazione è cresciuta in un tempo di sconvolgimenti globali. Mette in discussione il sistema di autorità stabilito e sfida lo status quo;
  • generazione X, nati durante gli anni 1960 e 1970, sono più etnicamente diversificati e più istruiti rispetto ai figli del baby boom. Valorizza la libertà, la responsabilità e il guadagno monetario;
  • generazione Y, conosciuta anche come Next Generation o Echo Boomers, nati tra il 1980 e il 1993. Essi hanno familiarità con i nuovi media e tecnologie digitali. Cresciuti in un momento di ricchezza, sono stati coccolati dai loro genitori del baby boom, sono fiduciosi, ambiziosi e orientati al successo. Hanno grandi aspettative, cercano nuove sfide e non hanno paura di mettere in discussione l’autorità. La generazione Y vuole un lavoro significativo e una curva di apprendimento solido.

Avvio del processo di successione
È bene che questo avvenga il prima possibile, in special modo per i baby boomers al disopra dei 60 anni di età. La gestione della successione è una sfida strategica molto importante per l’imprenditore. Più è piccola l’impresa e più è importante la decisione da prendere. E non è assolutamente da trascurare l’aspetto emotivo. Idealmente, l’imprenditore dovrebbe concentrarsi sul fatto di poter dire con orgoglio alla fine della propria carriera professionale che ha lasciato l’attività in buone mani. L’input all’avvio del processo è in generale molto personale e legato alla consapevolezza del tempo necessario per la valutazione della lunghezza del processo stesso.

Scelta di opzioni per la successione
Se parliamo di imprese a carattere familiare (la maggior parte delle piccole imprese italiane) è evidente che la prima scelta è per un piano di successione all’interno dell’ambito familiare. In questo caso è auspicabile che il piano sia già in essere o che almeno ciò avvenga il più presto possibile. Questo vuol dire cedere proprietà e gestione a un membro della famiglia già identificato e in addestramento. L’altra opzione, più complessa, è quella di cedere proprietà e gestione oppure la sola gestione a estranei. In questo ultimo caso sarà necessario scegliere uno o più manager all’altezza della situazione. Situazione che può essere o può diventare complessa a causa di eventuali futuri e probabili contrasti all’interno della compagine familiare proprietaria.
Di questo parleremo più avanti come per le imprese non familiari.

Preparazione
È evidente che, qualsiasi sia la scelta fatta, un piano strategico va elaborato, meglio se per iscritto e con l’assistenza, nei casi più complessi, di specialisti. L’assistenza di professionisti può essere indispensabile principalmente nel caso di cessione della proprietà o anche della sola gestione a estranei alla compagine familiare. In questi casi è molto importante essere a conoscenza e valutare per tempo le problematiche fiscali e contrattuali.

Transizione
È una delle fasi fondamentali del processo di successione. Quanto può essere lungo il periodo di transizione, per esempio in un passaggio di successione interno alla famiglia? Non esiste una regola, naturalmente. Ci si può solo basare sulle statistiche, con tutti i limiti che la statistica comporta. Qualcuno compara la statistica a un palo per l’illuminazione stradale: serve per illuminare la strada, oppure per lasciarci appoggiare un ubriaco. Detto questo possiamo dire che la durata della transizione può durare dai due ai cinque anni. È durante questo periodo che vengono alla luce tutti i fattori che influenzano il processo, sia quelli pratici sia quelli emotivi. La strategia ben definita, gli obbiettivi chiari, la volontà dell’imprenditore di lasciare, la fiducia nei successori. Questo è in effetti un periodo di verifica ed è nella transizione che si corre il pericolo di commettere due errori fondamentali: andare fino in fondo qualsiasi cosa accada, oppure cambiare idea prima di aver approfondito i problemi.

Implementazione
Se le fasi precedenti sono portate a termine in maniera corretta e nei giusti tempi, l’implementazione diventa una conseguenza con la consapevolezza che non si torna più indietro. Il successore ha tutte le deleghe e tutti i poteri ed esistono buone possibilità per il proseguimento della vita dell’impresa.

Giuseppe Monti
http://progettoinnesto.it

Giuseppe Monti

1 Comment

  • Dal punto di vista giuridico, una delle soluzioni possibili per affrontare il delicatissimo momento del passaggio generazionale è il cosiddetto “patto di famiglia”, introdotto nel nostro ordinamento nel 2006 e previsto dagli articoli 768 – bis e ss. del codice civile. Studiato per consentire all’imprenditore di delineare una destinazione stabile alla propria impresa a favore dei propri discendenti per il tempo in cui avrà cessato di vivere, prevenendo eventuali dispute successorie e il rischio che queste conducano ad una dispersione del patrimonio aziendale,il patto di famiglia è, in estrema sintesi, il contratto con cui l’imprenditore trasferisce, in tutto o in parte, l’azienda, e il titolare di partecipazioni societarie trasferisce, in tutto o in parte, le proprie quote, ad uno o più discendenti (art. 768 – bis cod. civ.)Proprio per evitare problemi fra i futuri eredi, l’art. 768 – quater stabilisce che al contratto devono partecipare anche il coniuge e tutti coloro che sarebbero legittimari (vale a dire coloro che hanno diritto, per legge, ad una quota dell’eredità)ove in quel momento si aprisse la successione dell’imprenditore. Non solo, ma gli assegnatari devono liquidare gli altri legittimari, ove questi non vi rinunzino in tutto o in parte, con il pagamento di una somma corrispondente al valore delle quote previste in favore dei legittimari. Si tratta di disposizioni che hanno, per l’appunto, lo scopo di concordare tra tutti i legittimari la divisione successoria relativa ai beni aziendali prima della morte dell’imprenditore, così da evitare l’insorgere di liti e azioni giudiziali una volta aperta la successione.

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