Tfr e la nuova legge di stabilità: la super tassazione del trattamento di fine rapporto qualunque sia la scelta del lavoratore

 Tfr e la nuova legge di stabilità: la super tassazione del trattamento di fine rapporto qualunque sia la scelta del lavoratore

tfr-1

[dropcap]S[/dropcap]e il Governo approverà l’attuale legge di Stabilità così come appare ora, i lavoratori, al momento di andare in pensione, avranno più di una triste sorpresa. Perché quell’effetto di ammortizzatore sociale per il quale è nato il Tfr potrebbe subire una forte compressione dalle nuove misure fiscali e legislative del Governo. Una situazione, peraltro, in cui il lavoratore non avrà scelta, perché comunque si muova non potrà evitare la scure dell’erario.

La prima misura che viene in evidenza è il forte innalzamento della tassazione sulla rivalutazione delle somme accantonate nel Tfr.

Si passa da una aliquota dell’11% ad una del 17%. Per chi non ama le percentuali, basterà pensare che l’imposizione fiscale aumenta, in un solo colpo, di oltre il 50%.

Il problema non si aggira, però, chiedendo, per un triennio, di incassare subito il Tfr con la busta paga mensile.

In questo caso, addirittura, le cose peggiorano decisamente: infatti, qui il trattamento di fine rapporto sarà tassato con l’aliquota ordinaria dell’Irpef, e non con quella molto più leggera che sino ad oggi era destinata al TFR. Peraltro si non potrà neanche godere di alcuna ulteriore agevolazione fiscale.

Qualunque sia la sua scelta, il cittadino è con le spalle al muro:

1. se, infatti, sceglierà la soluzione  del Tfr in busta paga subirà un doppio effetto negativo: a fine carriera lavorativa avrà un trattamento di fine rapporto inferiore rispetto a quello che avrebbe accumulato senza incassarlo (in un periodo, peraltro, in cui la disponibilità di liquidi è spesso fondamentale, posta l’assenza di un reddito), e nei prossimi tre anni pagherà più tasse;

2. chi invece opterà per la prima soluzione, lasciando maturare il Tfr in azienda fino alla pensione, avrà un rendimento minore per effetto dell’incremento dell’aliquota relativa all’imposizione fiscale.

Il tutto a fronte delle prospettive di pensioni particolarmente “magre” per i più giovani: difatti il periodo di versamento dei contributi è sempre minore posto l’innalzamento dell’età in cui si trova la prima occupazione e, spesso, l’alternanza di periodi di attività con altri di disoccupazione. Con questi due interventi il quadro peggiorerà ulteriormente.

Peraltro, chi sta già pensando di farsi il “fondo pensione” attraverso la previdenza complementare, per superare i problemi appena elencati, troverà anche qui una brutta sorpresa in corso di approvazione.

In questo caso, infatti, i fondi subiranno un aumento di tassazione di quasi il 100%, passando da un’aliquota dell’11% ad una del 20%. E ciò si applicherà tanto ai lavoratori che decideranno di portare il Tfr fuori dall’azienda (appunto nei fondi pensioni dedicati), tanto alle Casse dei professionisti. Con la conseguenza che, a fine carriera, il lavoratore che ha deciso di investire nella previdenza complementare riceverà un rendimento ancora più basso.

Insomma, una strada senza uscita. E l’assegno mensile della pensione? Peggio che mai, perché, se non interverranno interventi correttivi del governo, già quest’anno avremo un effetto nefasto: per la prima volta i contributi versati dai lavoratori saranno in negativo, a causa della variazione in diminuzione del Pil che ha determinato per il 2014 un tasso di rivalutazione di -0,1927%. In pratica, con l’introduzione, nel 1995, del nuovo “sistema contributivo” per il calcolo delle pensioni, la rivalutazione annuale del montante accumulato da ogni lavoratore viene determinata in base alla media della variazione del Pil del Paese nei precedenti 5 anni.

Studio Legale Silva Blog
logo-studio-silva

Ettore Pietro Silva

Partecipa alla discussione

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.