Torino: la crisi frena ancora la voglia di impresa

 Torino: la crisi frena ancora la voglia di impresa

Presentati i dati sulla natimortalità delle imprese in provincia di Torino nel 2013. Con 231.081 imprese registrate, il tessuto imprenditoriale della provincia torinese manifesta purtroppo una nuova contrazione, seppur lieve: il tasso di crescita si attesta, infatti, a -0,11%, valore peggiore di quello nazionale (+0,21%), ma migliore di quello piemontese (-0,54%).

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«I dati ci mostrano un territorio ancora in sofferenza, dove tengono solo alcuni settori emergenti come alberghi, ristorazione, servizi alla persona e alcune categorie particolari, come le imprese straniere – ha commentato Alessandro Barberis, Presidente della Camera di commercio di Torino -. Leggendo i dati in modo approfondito, tuttavia, evidenziamo un tasso di mortalità delle imprese non così allarmante e paragonabile a quello registrato negli anni precedenti alla crisi. Sono quindi le poche nuove aperture a penalizzare il risultato complessivo, con un tasso di natalità ai minimi. In questo contesto di prudenza, la Camera di commercio sostiene gli aspiranti imprenditori con servizi gratuiti volti ad accompagnare gli utenti nelle prime delicate fasi di progettazione e avvio dell’impresa, per consentire scelte più consapevoli e proficue».

Per il secondo anno consecutivo, le imprese che hanno cessato la loro attività nel corso dell’anno (15.868) hanno superato quelle che l’hanno avviata (15.616), generando un saldo negativo (-252), migliore tuttavia di quello registrato nel 2012 (-363).

Da rilevare che, se il numero di iscrizioni risulta il più basso registrato durante il periodo 2004-13, le cessazioni non hanno da parte loro evidenziato un aumento costante, come si temeva, ma si sono mantenute tendenzialmente agli stessi livelli degli anni di inizio crisi (2007–2008). Nel 2013 il tasso provinciale di mortalità è stato infatti del 6,77%, invariato rispetto all’anno precedente e comunque inferiore a quello registrato nel 2007 (7,11%), anno pre-crisi. Pertanto il dato negativo non è causato tanto dal numero di imprese che chiudono, quanto da un rallentamento delle aperture: prudenza o mancanza di capitali da investire frenano dunque la voglia di impresa, mentre chi è sul mercato cerca di consolidarsi o quanto meno di non arrendersi.

Crescono le società di capitale (il 16,7% del totale, erano il 12,5% nel 2000), con un tasso di crescita del +1,73%, in calo le società di persone e le imprese individuali. Anche nel 2013 si registra per le imprese individuali un forte turn-over imprenditoriale causato da tassi di natalità e mortalità elevati (rispettivamente 8,2% e 9,2%), un dato che evidenzia le difficoltà di insediamento e sopravvivenza delle piccole imprese sopraggiunte negli ultimi anni.

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