Twitter: tempo di essere presenti anche per le pmi?

 Twitter: tempo di essere presenti anche per le pmi?

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[dropcap]T[/dropcap]witter ha 220 milioni di utilizzatori nel mondo (dati: Statista). E questo è un numero di per se stesso molto interessante. Con un sistema pmi che ha nell’export una fetta importante del fatturato, e considerata l’inesorabile contrazione del mercato interno degli ultimi anni, una target audience da 200 millioni di utenti è una opportunità da cogliere al più presto per le piccole e medie imprese italiane.

Proviamo ora a vedere cosa succede da noi in termini di utenza. Con 3,5 milioni di users, in Italia Twitter vale circa un settimo di quanto vale Facebook (dati: Audiweb). Assieme a Google+ e a Linkedin Twitter è quindi sicuramente una delle “scelte numero 2” per il Social Media Marketing. Cioè, se già avete una pagina Facebook, il secondo step per diventare un’azienda più vicina ai vostri clienti o ai vostri prospect potrebbe essere proprio un account Twitter.

Il condizionale è d’obbligo. Infatti, vi si presenta innanzitutto un problema di risorse. Se, infatti, avete intenzione di aprire un nuovo account social, dovete pensare che questo drenerà dalle vostre risorse / tempo aziendali un minimo di 2 ore al giorno.

Se, quindi, avete già un Social Media Manager, oppure un’agenzia che si occupa della vostra strategia social, allora potete pensare di avere “capienza” per questa nuova attività. Nel primo caso si tratterà semplicemente di variare gli obiettivi e l’operatività giornaliera del vostro Manager dei social. Nel secondo, di prendere nuovi accordi commerciali con la vostra agenzia di fiducia.

Se, invece, è l’imprenditore stesso che si occupa del social, il nostro suggerimento è quello di non partire con questa nuova sfida. In generale, il consiglio è di non partire con un secondo social. In particolare, vi suggeriamo di non partire proprio con un account Twitter. Sembra infatti che nel mondo solo il 50% circa degli account di Twitter sia effettivamente “attivo” (dati: Reuters/Ipsos), mentre all’interno dell’altra metà degli utenti c’è una fascia importante che ha prima creato un account, per poi lasciarlo perdere / non usarlo più nel tempo. Meglio non andare a contribuire allora a questa statistica negativa con il vostro nuovissimo account aziendale.

L’altra domanda importante da porsi deriva da quanto abbiamo messo in premessa. E cioè: al mondo così come in Italia in fatto di social c’è un leader incontrastato e almeno 3 networks che possono occupare la seconda posizione: Google+, Linkedin e appunto Twitter. Da cosa dipende allora il fatto che una o l’altra di queste piattaforme si possa piazzare al secondo posto?

Dipende innanzitutto dal verticale di mercato in cui l’azienda di cui stiamo parlando opera. Un esempio: se chi legge ha una società di consulenza che si occupa di organizzazione e ricerca del personale, la scelta del secondo social network da aprire non può che cadere su Linkedin. Se invece il vostro business è eminentemente “locale” (ad esempio, ristorazione), la scelta dovrebbe cadere su Google+ viste tutte le potenzialità di interfaccia con i servizi Google (un esempio molto semplice di servizio efficace è Maps, ma l’azienda di Mountain View ha da alcuni mesi integrato egregiamente la piattaforma G+ con molti altri servizi per il business).

Quando, allora, ha senso aprire un account Twitter? Sicuramente quando la vostra azienda agisce in mercati in cui le news, l’innovazione, gli aggiornamenti la fanno da padrone. Un esempio scontato sono i giornali o i magazine online e offline. Un altro esempio tipico è quello dei settori dell’entertainment. E, ancora, se la pmi di cui parliamo si configura come azienda innovativa o startup, non può non essere su Twitter. Inoltre, un’azienda che si occupi di eventi e fiere trova in Twitter un ottimo mezzo di aggiornamento dei suoi clienti e prospect.

Infine: molte aziende utilizzano Twitter indipendentemente dal verticale di mercato in cui operano per il loro customer care. Ricordate, però, che questo significa che il turnaroundtime delle vostre risposte (cioè il tempo trascorso tra il twitt e la vostra risposta) deve essere inferiore alle 12 ore. Altrimenti, meglio continuare a gestire il customer care via telefono o via mail: vi risparmierete tutti gli effetti collaterali di un cliente insoddisfatto che giustamente aspetta delle risposte che non arrivano sul vostro account.

Nei prossimi post ci occuperemo di come fare il setup di un account aziendale su Twitter con rapidità e successo, e anche di come / cosa scrivere nei vostri Twitt. Se vi interessano questi argomenti, e in generale il marketing nel mondo dell’innovazione, continuate a seguire il giornaledellepmi.it.

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