Un candidato non si valuta solo sulla base del curriculum

 Un candidato non si valuta solo sulla base del curriculum

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[dropcap]P[/dropcap]ur limitata agli Stati Uniti, l’estate scorsa un’indagine effettuata da CareerBuilder (colosso internazionale del recruitment online con 24 milioni di visitatori all’anno sui suoi siti) ha rivelato un singolare fenomeno che si è decisamente acuito in queste stagioni di crisi: i curriculum zeppi di bugie. Il 58% degli oltre 2 mila datori di lavoro interpellati ha fatto sapere di essersene trovato più d’uno fra le mani. In qualche caso contenevano balle stupefacenti: c’è chi, pur di far colpo sui selezionatori, si è spacciato per campione olimpico o chi come babysitter di Rocco, il figlio di Madonna, o di Connor, il figlio di Nicole Kidman e di Tom Cruise.

Non è tuttavia sempre semplice smascherare una menzogna. La si trova più facilmente se si ha qualche idea su dove andarla a cercare. Secondo quanto sostiene Patrick Valtin in “No Fail Hiring”, un interessantissimo libro uscito nel 2011 alla cui stesura ha contribuito lo scrittore Lawrence Sledge, se disponessimo di un  “Lie detector” – ossia della cosiddetta macchina della verità – dovremmo azionarlo tenendo conto che sono 13 i punti sui quali in un CV si tende a barare:

1. Nascondere periodi di disoccupazione alterando le date tra un lavoro ed un altro
2. Mentire riguardo al livello di studi raggiunto
3. Elencare diplomi o livelli di istruzione o laurea mai conseguiti
4. Omettere le date del conseguimento di laurea o diplomi per apparire più giovani
5. Esagerare i numeri raggiunti nelle performance lavorative
6. Gonfiare il proprio compenso attuale o quelli passati
7. Abbellire in maniera esagerata il nome del ruolo ricoperto nella speranza di ottenere un compenso migliore
8. Fornire ragioni fuorvianti per spiegare la decisione di cambiare occupazione
9. Esagerare le proprie competenze tecniche
10. Millantare la capacità di padroneggiare una lingua estera
11. Fornire indirizzi fittizi
12. Omettere impieghi passati
13. Fornire referenze fasulle

Peraltro è pressoché fisiologico che all’incirca un 30% dei CV contenga informazioni non del tutto aderenti alla realtà riguardo alla preparazione, al percorso professionale e alle performances ottenute. Questo perché il curriculum è la “brochure personale” del candidato e come tale ne evidenzia solamente i lati positivi. In una brochure aziendale chi mai citerebbe insuccessi, inefficienze, criticità o clienti che si sono dichiarati insoddisfatti?

Anche per questa ragione, è quanto meno inopportuno basarsi esclusivamente sul CV nella fase di prescreening (il processo di vaglio e di analisi preliminare che precede i colloqui), altrimenti la scrematura finirà per tenere prevalentemente conto della capacità del candidato di sapersi presentare e relegherà sullo sfondo le sue effettive caratteristiche e competenze.

Il curriculum vitae va utilizzato soltanto per verificare la presenza di requisiti essenziali, che sono condizione imprescindibile per il profilo che si sta cercando. Non va invece utilizzato per prendere decisioni generali sulla persona. Riflessioni del tipo  “Questo candidato non mi piace” o “Questo non mi sembra in grado di….” o ancora “Questo mi sembra valido” non dovrebbero essere fatte sulla base del solo curriculum.

Federica Broccoli
Responsabile OSM LAVORO – Analisi e Selezione del Personale

Federica Broccoli

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