Un grosso capitale da investire può rovinare il futuro di qualsiasi azienda: ecco come evitarlo

Ci sono diversi punti di partenza per una nuova azienda. Non tutte infatti partono dalle stesse condizioni e non esiste un percorso unico da seguire.

Alcuni novelli imprenditori si ritrovano ad aprire la loro attività con in mano poco o niente, altri hanno invece dei finanziatori esterni, alcuni dei soci e, una piccolissima percentuale, si ritrova nella  idilliaca condizione di disporre di un ingente somma di denaro da investire per avviare il business.

Questo tuttavia non assicura il successo dell’iniziativa o una vita più facile all’imprenditore. Avere la possibilità di acquistare tutto ciò di cui si pensa aver bisogno, non è sempre un vantaggio nella creazione di un’azienda.

Penso che un esempio ben costruito valga molto più di mille spiegazioni teoriche, per questo oggi scomoderò uno degli uomini più validi che abbia mai bussato alla mia porta.

Gabriele è un uomo davvero molto capace. Non un uomo vecchio stampo legato al passato, non un ragazzino di primo pelo: un uomo adulto, con enormi capacità e conoscenze, pronto a mettersi sempre in gioco.

Aveva un’impresa di arredamento ben avviata, a capo della quale aveva lasciato il figlio ed aveva deciso di lanciarsi in una nuova attività, completamente da scoprire.

Durante un viaggio a New York, era rimasto folgorato da un’idea che sembrava sensazionale, ed aveva deciso di trasportare in Italia quel business model e farne la sua nuova occupazione.

Era entrato, infatti, in un ristorante inserito nel contesto di una boutique d’alta moda, nel quale i clienti potevano gustare piatti prelibati mentre sceglievano e provavano gli ultimi capi creati per loro da stilisti di grido, magari durante una sfilata tra i tavoli preparati per l’occasione.

Milano era di certo il luogo perfetto per un locale di questo tipo. Il binomio fra alta cucina e moda non poteva trovare patria migliore dove attecchire. Gabriele aveva dunque nelle sue mani tre degli ingredienti principali: una buona idea, l’entusiasmo necessario e un ingente capitale da investire.

È stato proprio quest’ultimo – e la tranquillità che ne deriva – ad averlo portato a commettere 4 errori che si sono rivelati fatali per la sua azienda.

Errore numero 1 – Non capitalizzare adeguatamente l’azienda

Gabriele ha investito tutto il proprio capitale in azienda relegandolo a quello che in gergo tecnico viene chiamato “finanziamento soci”.

Si tratta senza dubbio della modalità più diffusa per mettere soldi in azienda senza fare un vero e proprio aumento di capitale. Quella suggerita dalla maggior parte dei consulenti fiscali.

Quello che Gabriele non poteva sapere è che un finanziamento soci è in pratica un debito dell’azienda nei confronti dell’imprenditore. Questo significa che l’azienda nasce con una struttura finanziaria squilibrata.

La condizione di partenza della sua start-up era questa. Capitale sociale prossimo al minimo previsto dalla legge e un grosso debito nei confronti del socio. Come per la maggior parte delle PMI in Italia.

Il finanziamento soci è una di quelle voci di bilancio che riduce la fiducia dei soggetti esterni all’azienda che dovrebbero investirci denaro.

Le condizioni del prestito sono semi-sconosciute, i soci potrebbero in ogni momento richiederne il rimborso ed è normale che questo generi dubbi sulla solidità finanziaria dell’azienda che sfociano nell’attribuzione di un rating basso che influenza la possibilità di ottenere linee di credito.

Errore numero 2 – Non dedicare tempo alla negoziazione delle condizioni di fornitura

Preso dall’entusiasmo e dalla tranquillità di avere le spalle coperte, Gabriele ha scelto una location in centro città da ristrutturare completamente.

Oltre all’ingente somma preventivata per i lavori su beni immobili di proprietà di un terzo, un fattore preoccupante erano i tempi di realizzazione delle opere. Otto mesi di spese da sostenere senza poter incassare un solo centesimo, sono tanti anche per le aziende che non hanno problemi di liquidità iniziale.

Gabriele aveva stanziato i fondi richiesti perché i lavori iniziassero subito e velocemente, pagando per intero l’affitto per un locale che non poteva utilizzare, al solo scopo di non perdere tempo in contrattazioni.

Quello che avrebbe dovuto fare invece sarebbe stato trattare con il proprietario al fine di ottenere uno sconto sul canone di locazione o sulle spese, viste le condizioni di partenza della location, in modo da ammortizzare il tempo ed i costi della ristrutturazione senza bruciare denaro in un costo improduttivo.

Errore numero 3 – Non preventivare la possibilità di aver “sbagliato i conti”

I lavori di ristrutturazione iniziarono in ritardo e il completamento della prima fase del progetto, quello della ristrutturazione dei locali, durò più del doppio del tempo previsto.

Gabriele non aveva considerato le spese in più, che ogni investimento in progetti complessi inevitabilmente comporta.

La maggior parte delle crisi aziendali che portano alla chiusura dell’attività nascono da investimenti sottovalutati, errori di calcolo e sbagli nella preventivazione delle spese di realizzazione dei nuovi progetti.

Quando i lavori si protraggono per il doppio del tempo previsto e a costi smisuratamente superiori può succedere una e una sola cosa se non si è preparati: i soldi finiscono.

E così è stato anche per lui. Ma ormai il progetto era avviato e non ci si poteva fermare davanti a nulla, così Gabriele commise il quarto, enorme errore per la sua azienda.

Errore numero 4 – Immobilizzare tutto il patrimonio su un unico progetto

In base a quello che abbiamo visto prima è chiaro che non poteva assolutamente chiedere un finanziamento per l’azienda. Non ce n’erano le premesse, né le condizioni.

Non poteva farlo a nome dell’azienda, essendo partito nel modo sbagliato, ma poteva chiederlo a nome suo.

Gabriele si recò nelle banche con le quali lavorava l’azienda del figlio che, a fronte di garanzie personali che avrebbero legato le aziende e la famiglia ad un unico destino finanziario, concedettero i soldi necessari ad ultimare i lavori.

I soldi tornarono a non essere un problema, fino all’apertura del locale.

Il pubblico non accolse con il suo stesso entusiasmo l’idea che aveva lanciato, la merce giaceva invenduta in magazzino e il locale era quasi sempre vuoto.

Dopo 12 mesi, stanco, senza soldi e consumato da fornitori e dipendenti incompetenti si è arreso e ha portato i libri in tribunale.

In questa storia, il vero problema di Gabriele non è stata l’incapacità di gestione, ma l’avere a disposizione troppi soldi, che lo hanno portato a non valutare con attenzione le mosse da fare ed a bruciare le risorse immobilizzandole in acquisti che non avrebbero portato un ritorno immediato.

Cosa dovrebbe fare un imprenditore al suo posto?

  1. Non gettare tutte le sue finanze in un progetto, prima di averlo testato sul pubblico
  2. Non pensare che mettere soldi in azienda sia la soluzione a qualsiasi problema
  3. Non scoraggiarsi alla luce di una crescita lenta, ma costante
  4. Non allocare risorse per finanziare il ciclo di cassa aziendale
  5. Non pensare di creare un’azienda contando su un budget limitato

Nonostante possa sembrarlo a prima lettura, il quarto punto non è in contrasto con ciò che ho espresso finora. Non è necessario, infatti, avere un grosso capitale, non è nemmeno auspicabile a volte, ma è indispensabile essere in grado di generarne in continuazione.

Come farlo non è semplice, ma nemmeno impossibile.

È necessario partire da un business model che ti permetta di autofinanziare la crescita dell’azienda, senza accelerare eccessivamente i tempi.

Sinteticamente, il processo di creazione ideale è questo.

Si studia un prodotto di base, si parte con la vendita e successivamente, prestando attenzione ai tuoi clienti e alla loro opinione, si migliora in funzione delle loro esigenze, in modo da renderlo sempre più appetibile.

Vanno studiate campagne marketing, che permettono di allargare la base clienti. Si testano, portando avanti un’attenta disamina di ciò che funziona e ciò che invece va ripensato.

Solo un continuo lavoro di perfezionamento di questo tipo può garantire all’imprenditore ed alla sua start-up una crescita, inizialmente lenta, ma costante nel tempo.

Giuseppe Di Domenico

Imprenditore e consulente specializzato nella gestione delle aziende in difficoltà.

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