Un legame da recuperare: Ambiente e Lavoro

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Lavoro e Natura sono due mondi che in un pensiero contemporaneo difficilmente vengono in contatto. Siamo ormai abituati a contesti lavorativi in cui la natura, con i suoi cicli, trova sempre meno spazio. Ma forse basta trovare due sinonimi per cambiare prospettiva: Paesaggio e Artigianato. Sono due parole che rappresentano per molti aspetti il nostro paese, l’Italia, che con la sua diversità ambientale e la creatività dei suoi artigiani si è sempre distinta. Lo avevano intuito bene i padri costituenti che inseriscono entrambi questi elementi nei principi fondamentali della nostra costituzione. I principi fondamentali rappresentano la base del nostro stato e della nostra società. Per quanto diversi, ogni elemento descritto in questi primi 12 articoli agisce in sinergia con tutti gli altri 11 affinché si realizzi una società il più possibile equa e giusta. Da questa prospettiva, Natura e Lavoro sono concepiti come parte integrante di un’unica entità, dunque non del tutto separabili. Gli articoli che ci interessano sono l’art. 4, «Ogni cittadino ha il dovere di svolgere, secondo le proprie possibilità e la propria scelta, un’attività o una funzione che concorra al progresso materiale o spirituale della società»1, e l’art. 9, «(la Repubblica) Tutela l’ambiente, la biodiversità e gli ecosistemi, anche nell’interesse delle future generazioni»2.

A oggi quando parliamo di lavoro in Italia parliamo sì di artigianato, ma soprattutto di piccole e medie imprese, giustamente definite la spina dorsale dell’economia italiana. La centralità economica della PMI (che contribuisce a circa il 65% del valore aggiunto nazionale) è un caso particolare in Europa e all’estero questo si sa bene. Il Made in Italy è ovunque marchio di garanzia e di qualità. L’artigiano e il piccolo imprenditore sono diventati i custodi del “saper fare italiano”. Essi, agendo in distretti industriali fortemente particolareggiati e legati al locale, esportano i loro prodotti in tutto il mondo promuovendo tradizioni di produzione decennali. Sta in questo la grande varietà di prodotti che il nostro paese offre, andando dal tessile al metallurgico, dall’agroalimentare all’arredamento. È proprio questo rapporto tra PMI e territorio che volevo approfondire.

Una volta l’artigiano lavorava con ciò che l’ambiente a lui circostante offriva e le aziende agricole coltivavano ciò che di quella zona era autoctono. Il commercio, per quanto vivo ed esteso, permetteva soprattutto la circolazione di manufatti già pronti all’uso: la disponibilità limitata alle sole materie prime locali ha incentivato lo sviluppo di distretti industriali, come già detto, particolareggiati. L’artigiano e l’agricoltore (e molti altri settori di un dato territorio) dipendono fortemente dall’ambiente naturale in cui lavorano perché è da esso che traggono il materiale di produzione. Oggi, nell’epoca della globalizzazione e dei grandi mercati internazionali, gli imprenditori italiani hanno scelto una via “controcorrente”: rimanere “fedeli” al territorio in cui sorge la loro impresa, azienda, bottega o mercato. Ecco dunque che ancora oggi troviamo piccole regioni industriali specializzate in un dato ambito: la Motor-Valley dell’Emilia-Romagna, le storiche metallurgie nelle valli bresciane, l’industria tessile di Prato o il polo tecnologico dell’Etna Valley.

Essendo piccole imprese che dipendono dal territorio in cui lavorano, è nel loro pieno interesse mantenere con esso un rapporto il più possibile sano. Il danneggiamento delle materie prime (legname, marmo, coltivazioni…) va a danneggiare anche il prodotto finale delle imprese e delle botteghe, intaccando il loro mercato e la loro credibilità. Ecco che l’inquinamento, la preservazione dell’ambiente e degli ecosistemi diventano una questione di primo interesse anche per le PMI: negli ultimi anni la nostra penisola è stata vittima di sempre più violente inondazioni, incendi e temperature estreme che hanno messo in seria crisi la produzione di interi distretti industriali. Secondo Cerved (agenzia di informazioni commerciali e rating agency italiana) sono infatti circa 73.0003 le PMI che devono affrontare il problema della crisi climatica. A questo si deve anche aggiungere una grave sottoassicurazione, che raggiunge il 98% per i terremoti e il 97% per le alluvioni, per un totale del solo il 7% di PMI che dispongono di un’assicurazione ad hoc. La sfida per le PMI non è solo resistere agli eventi estremi, ma trasformare il proprio modello produttivo in uno scudo attivo per il territorio. In molti distretti industriali, la protezione delle materie prime sta già passando per l’economia circolare: riutilizzare gli scarti del tessile o del legno non è solo una scelta etica, ma una necessità strategica per ridurre la dipendenza da un ambiente sempre più fragile.

Infine, il recupero del legame tra ambiente e lavoro passa inevitabilmente per il ricambio generazionale. Se l’Art. 9 ci impone di tutelare gli ecosistemi nell’interesse delle future generazioni, spetta ai giovani artigiani digitali e agli imprenditori “green” reinterpretare il “saper fare italiano”. Non si tratta solo di ereditare una bottega o una fabbrica, ma di applicare una nuova sensibilità ambientale alla tradizione. La natura e il lavoro non sono due parallele destinate a non incontrarsi, ma binari strettamente interconnessi. Per quanto complesso, è necessario maturare una consapevolezza ambientale che riconosca al territorio il suo valore intrinseco e che permetta un reale riavvicinamento fra uomo e natura.

1 Camera dei Deputati; Costituzione della Repubblica italiana; Segreteria generale-Ufficio pubblicazioni e relazioni con il pubblico; Roma; Stabilimenti tipografici Carlo Colombo S.p.a.; 2023.

2 Camera dei Deputati; Costituzione della Repubblica italiana; Segreteria generale-Ufficio pubblicazioni e relazioni con il pubblico; Roma; Stabilimenti tipografici Carlo Colombo S.p.a.; 2023.

3 Redazione Changes; Changes, il magazine del gruppo Unipol; 10/11/25; https://changes.unipol.it/society-3-0/pmi-e- agricoltura-sotto-pressione-i-settori-piu-esposti-ai-disastri-naturali ; 28/03/26.