Un Paese sempre più povero e schiacciato dalla pressione fiscale

 Un Paese sempre più povero e schiacciato dalla pressione fiscale

La pressione fiscale continua a crescere in Italia e sfiora i livelli svedesi, mentre una famiglia su quattro è in una situazione di ”deprivazione”, ovvero ha almeno tre dei 9 indici di disagio economico come ad esempio non poter sostenere spese impreviste, arretrati nei pagamenti o un pasto proteico ogni due giorni. Lo si legge nel Rapporto Noi Italia dell’Istat.

In Italia pressione fiscale al 44,1%
L’Italia si conferma tra i paesi dell’Ue con il più elevato rapporto debito/Pil. Nel 2012 questo dato si attesta al 127 per cento, valore inferiore solamente a quello della Grecia. L’aumento rispetto al 2011 è di oltre 6 punti percentuali, più del doppio di quanto sperimentato in media dai paesi europei.
La pressione fiscale sale al 44,1 per cento, 3,6 punti percentuali in più rispetto a quella media Ue27. Il dato italiano è risultato complessivamente in linea con la media degli altri paesi europei fino al 2005, per poi distanziarsi segnando valori più elevati.
La pubblica amministrazione italiana spende poco più di 13 mila euro per abitante, un valore leggermente superiore a quello medio dell’Ue27, ma ancora inferiore a quello delle principali economie dell’Unione. A livello territoriale, la spesa statale regionalizzata del Centro-Nord si conferma sistematicamente superiore a quella del Mezzogiorno.

Maglia nera in competitività, forte calo della produttività, scarsa occupazione
Per quanto riguarda la competitività, ogni 100 euro di costo del lavoro in Italia il valore aggiunto si attesta a 126,1 euro, il dato peggiore d’Europa, quasi venti punti sotto la media Ue.
Per produttività del lavoro il nostro Paese è allineato alla media europea, mentre dieci anni fa era del 9,2% in più. In un sistema produttivo in forte mutamento, su questo dato forse incide la scarsa innovazione: la spesa per ricerca e sviluppo è all’1,25% del prodotto interno lordo, ben distante dai Paesi europei più avanzati. E probabilmente incide anche il “digital divide”: la diffusione di web e banda larga è sotto il 55% della popolazione italiana contro il 70% europeo.
Nel nostro Paese è bassa, inoltre, la quota di quanti lavorano: solo sei italiani su dieci (e solo cinque donne su dieci) tra i 20 e i 64 anni, a fronte di una media di sette europei su dieci. È altissima, invece, la quota di giovani che non lavorano, non studiano, non seguono corsi di formazione: oltre due milioni, uno dei valori più elevati d’Europa.

Famiglie, aumenta il divario tra Nord e Sud
Nel 2011 circa il 58 per cento delle famiglie residenti in Italia ha conseguito un reddito netto inferiore all’importo medio annuo, pari a 29.956 euro, circa 2.496 euro al mese. La più alta diseguaglianza nella distribuzione del reddito è in Campania mentre in Sicilia si registra il reddito medio annuo più basso: oltre il 28 per cento in meno del valore medio italiano. Sempre in quest’ultima regione, in base al reddito mediano, il 50 per cento delle famiglie si colloca al di sotto di 17.804 euro annui:circa 1.484 euro al mese).
Nel 2012 il 24,9 per cento delle famiglie residenti in Italia presenta almeno tre delle difficoltà considerate nel calcolo dell’indice sintetico di deprivazione, una quota in aumento rispetto all’anno precedente. Il panorama regionale mette in evidenza il forte svantaggio del Mezzogiorno, dove l’indicatore raggiunge il 41 per cento.
Nei primi mesi del 2013, quattro persone over 14 su dieci si dichiarano molto o abbastanza soddisfatte della propria situazione economica. Il livello di soddisfazione per la situazione economica presenta una forte variabilità regionale: passa dal 69,2 per cento di Bolzano al 25,3 per cento della Sicilia.

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