Una delle caratteristiche di un bravo imprenditore: saper leggere la situazione della propria azienda

 Una delle caratteristiche di un bravo imprenditore: saper leggere la situazione della propria azienda

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[dropcap]Q[/dropcap]uando a una piccola impresa capita di trovarsi in una situazione di difficoltà, accade spesso che l’imprenditore sia propenso, in prima battuta, a volgere lo sguardo fuori dall’azienda per individuare quei fattori (di solito imprevisti) che hanno portato a tale difficoltà. Questi fattori sono le cosiddette “cause esterne”, alcune più strutturali (come: cambiamento della domanda, ingresso nel mercato di competitors con prezzi di vendita aggressivi per esempio in conseguenza della globalizzazione, mercato di riferimento maturo, ecc.) ed altre più imprevedibili (calamità naturali, cambiamenti normativi e fiscali, variazione improvvisa di prezzi delle materie prime, crisi di clienti significativi ecc.).

Senza volere qui fare inopportune semplificazioni poiché ogni situazione è diversa da un’altra, può però accadere che queste cause esterne non costituiscano i veri motivi della difficoltà, ma fungano più semplicemente da fattori scatenanti, che fanno venire a galla delle criticità sottovalutate o non adeguatamente affrontate. Sono queste le cosiddette “cause interne”, che riguardano più da vicino gli aspetti produttivi, organizzativi, commerciali e finanziari, ai quali è possibile ricondurre la capacità di un’azienda di generare redditività e, di conseguenza, autosostenibilità nel tempo.

Occorre che l’imprenditore sappia “leggere” e riconoscere le cause interne dei passaggi di difficoltà, mettendo in campo tutto il suo intuito e la sua osservazione per tenere presente quei “segnali deboli” che troppo spesso vengono sottovalutati o trascurati, ma che in molti casi aiutano a completare l’analisi numerica delle risultanze contabili e gestionali. Ne do qualche esempio: difficoltà nel rimborsare i finanziamenti in essere; rinuncia a investimenti già programmati e ritenuti indispensabili; struttura finanziaria di fatto immodificabile e quindi non più adatta a supportare la gestione economica; fiducia dei terzi in diminuzione, restringimento del credito bancario; improvvisa freddezza da parte dei fornitori, soprattutto quelli storici; clima interno in deterioramento, con i migliori collaboratori che, nella paura di perdere il posto di lavoro, si propongano al mercato e lasciano l’impresa; peggioramento nella qualità dei prodotti/servizi offerti alla clientela e conseguente aumento dei reclami. Se ci pensiamo a mente fredda, possiamo riconoscere che questi fattori sono il più delle volte riconducibili, più o meno direttamente, alla scarsa efficienza della struttura produttiva e organizzativa dell’azienda. La capacità di saper riconoscere e dare il giusto peso a questi dati fa parte del bagaglio personale di ogni imprenditore e la propensione a porvi tempestivamente rimedio è espressione della responsabilità che egli porta nei confronti dei suoi dipendenti, dei collaboratori, dei clienti e dei fornitori.

Ancora una volta emerge la necessità che l’imprenditore abbia il controllo più realistico possibile dell’andamento della sua attività, con ricadute positive su tutti gli elementi che formano il ciclo produttivo, in modo tale che le cause esterne di difficoltà o peggio di crisi possano essere attutite il più possibile e diventare, paradossalmente, occasioni di rilancio. Occorre però essere tempestivi, cercare di anticipare le situazioni e di tenere conto dell’impatto che ogni scelta gestionale può avere sulla struttura aziendale.

Paolo Galandra
Consulente per il rilancio delle piccole imprese

Paolo Galandra

1 Comment

  • Complimenti per l’articolo che tratta di un aspetto fondamentale. La “mancata” lettura dei segnali deboli da parte dell’Imprenditore è una delle principali cause delle crisi aziendali (non cogliendo i segnali si perde “tempo prezioso”) ed è il motivo per cui ritengo indispensabile un chack-up periodico delle aziende … un consulente esterno è nelle condizioni migliori per poter esprimere valutazioni oggettive e scevre di “pregiudizi”.

    In fin dei conti gli esami del sangue si fanno anche quando “ci si sente bene”, o no?

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