Una redazione di oltre 50 collaboratori, esperti delle tematiche che stanno a cuore alle imprese

Una donna nel mondo della comunicazione

Paola Nobile al lavoro nel suo ufficio

Paola Nobile al lavoro nel suo ufficio

[dropcap]S[/dropcap]ono arrivata nella culla della cultura milanese a Brera e in particolare nella sede di Delos con Paola Nobile, esperta nella gestione dell’ufficio stampa. Arrivo nel suo ufficio dove mi aspetta e mi rendo conto che si respira un’aria di effervescenza, innovazione e creatività, la sensazione è di frenesia nel fare, mettere in pratica e ottenere il meglio da sé e pronti a trovare la soluzione migliore. Prima di presentarmi all’appuntamento ho dato uno sguardo al sito e sono rimasta affascinata dalla quantità di progetti che hanno realizzato in ambito culturale, sociale e dello spettacolo, insomma un tutto tondo intorno alla cultura e alla sua miriade di forme espressive. Mi accoglie con un ampio sorriso amichevole: il suo modo di concepire il lavoro ha rivoluzionato il modo di “fare ufficio stampa” e la sua attività è iniziata 25 anni con la sua socia Annalisa Fattori e sin da subito si orientano nell’ambito culturale. Inizia la nostra intervista e immediatamente si ha la sensazione che è una conversazione rilassata e mi chiede di chiamarla Paola… e ne approfitto subito con la prima domanda.

Paola, cosa significa per lei essere imprenditrice?
«Significa produrre servizi in modo strutturato, operando con un’organizzazione formata da persone e beni, supportata da professionalità ed etica e strutturata in base a un principio economico con lo scopo di generare profitto».

Quale significato associa a professionalità nel suo lavoro?
«Per me professionalità significa elaborare processi appresi con il tempo e con l’esperienza. Per quanto riguarda l’ufficio stampa la professionalità deve comprendere talenti, come quello della scrittura, l’abilità di individuare la notiziabilità di un evento, la capacità valutare le tempistiche e di applicare metodi di lavoro codificati. Vi sono anche qualità etiche altrettanto importanti come la serietà, la costanza, la trasparenza, la lealtà nei confronti del cliente…».

comunicazioneNel 2014 è più difficile o più facile trovare il mix di queste professionalità?
«Non è né più difficile né più facile. Ho sempre avuto al mio fianco, per scelta, persone da me formate: parlando della mia impresa, l’aspetto più importante nella selezione dei collaboratori è la motivazione a svolgere questo lavoro. Io chiedo loro impegno, serietà e passione. Tutto il resto si apprende. È il motivo per cui ho deciso 25 anni fa di dare vita a Delos. Negli anni 80 il ruolo dell’ufficio stampa era un po’ confuso con quello delle PR, mentre il nostro lavoro è più simile al lavoro del giornalista. Nel 2004 ho infatti deciso di diventare pubblicista perché ritengo fondamentale che l’ufficio stampa condivida le regole deontologiche dei suoi interlocutori. Un professionista serio deve applicarsi, studiare, comprendere, ragionare, avere intuizioni e capacità di relazione. Deve possedere intelligenza relazionale per poter costruire un rapporto empatico con i clienti comprendendone i reali bisogni e focalizzando gli obiettivi che il cliente stesso non è in grado talvolta di esprimere».

È cambiato nel tempo il modo di essere imprenditrice e misurarsi con il mondo maschile?
«Fin dall’inizio ho scelto di gestire un’attività economica in proprio perché non volevo sottostare alle regole del mondo aziendale, che spesso mettono in atto politiche di genere: mi riferisco al famoso “tetto di cristallo” (perdoni l’ espressione usurata ma ancora non ne ho trovata una migliore). Io non ho sperimentato la diversità di genere perché mi sono costruita il mio habitat di lavoro secondo valori e principi per me importanti. Le nostre collaboratrici sono per la maggior parte donne, salvo rari casi; non per preclusione, ma perché le donne dispongono di quelle abilità relazionali essenziali per essere un buon addetto stampa: sono più propense, ad esempio, alla collaborazione piuttosto che sedotte dalla competizione. Devo essere sincera: non ho mai percepito questa discriminazione».

Quali sono gli ostacoli che ha incontrato come donna a operare in un mondo imprenditoriale prevalentemente formato da uomini?
«Ho cercato sempre di restare fedele ai miei sogni giovanili che erano quelli di lavorare per qualcosa che mi appassionasse, come la cultura. Questo mi è servito a superare gli ostacoli, soprattutto in momenti di crisi, in situazioni particolarmente critiche. La perseveranza e la coerenza degli intenti si sono rivelate formule premianti. Sicuramente incontreremo altri scogli ma sono certa che sapremo aggirarli. La vita è un’onda, non è mai un percorso lineare e il lavoro non è sempre l’Eldorado: ci sono parti del lavoro anche molto noiose che vanno affrontate e altre più divertenti e gratificanti. Tutte sono parte del viaggio».

Nell’arena competitiva come definirebbe il ruolo di Delos?
«Delos è uno degli uffici stampa più importanti in Italia nell’ambito culturale, quindi direi che ci siamo posizionate molto bene, ritengo grazie alla nostra serietà e al buon lavoro. Non abbiamo alle spalle famiglie importanti che ci hanno favorite, è tutta “farina del nostro sacco” e questo, alla fine, sorregge e consolida l’autostima: sapere che sei arrivata lì solo grazie alle tue forze  è un pensiero che consola soprattutto nei momenti più difficili».

Si è ispirata a modelli?
«Ho avuto maestri, ma non particolari modelli femminili a cui ispirarmi. Ho conosciuto colleghe che stimo molto; però la mia formazione è avvenuta sul campo, sicuramente guidata da ottimi maestri. Uno di questi è stato Gianni Sassi, personaggio straordinario, molto colto, un visionario, fondatore della Cooperativa Intrapresa, che editava diverse riviste, tra le quali Alfabeta ed organizzava eventi culturali. Per la cooperativa ho lavorato 8 anni curando tra altre cose l’organizzazione e la comunicazione del festival internazionale Milanopoesia. Un’esperienza straordinaria ho lavorato con poeti e scrittori del calibro di Paolo Volponi, Antonio Porta, Giovanni Raboni: i miei compagni di banco erano Maurizio Ferraris e Carlo Formenti; diciamo che essere cresciuta in contesto di questo tipo, mi ha molto nutrito. Gianni Sassi mi ha insegnato il rigore e l’onesta intellettuale, due principi che mi hanno sempre guidato nelle scelte. Penso di essere stata davvero molto fortunata: terminato il liceo, ancora studentessa alla Scuola Paolo Grassi, ho lavorato come organizzatrice per il teatro degli Eguali e poi per quello di Porta Romana. Lì ho incontrato persone che hanno riposto subito fiducia in me nonostante la giovanissima età: a 23 anni ho guidato una compagnia teatrale in tournèe in Svezia. Forse è per questo che organizzo stage o insegno al Master per professionisti dell’informazione all’università di Urbino, perché ritengo sia giusto trasmettere con generosità ai giovani quanto l’esperienza mi ha fatto apprendere, così come è stato fatto con me da altri».

In un periodo come questo è difficile lavorare sulla cultura?
«Sì, è un momento di crisi, abbiamo avvertito una flessione, nel senso che molti clienti dispongono di minori risorse economiche per realizzare le manifestazioni e ci chiedono di condividere la difficoltà del momento».

Diventate così partner dei clienti?
«Non formalmente, ma sostanzialmente sì… (sorride, ndr). Io però sono molto ottimista, credo nella ripresa: sono da poco arrivati clienti nuovi e interessanti come l’ABI – Associazione delle Banche Italiane – con un progetto culturale innovativo nazionale dedicato ai più giovani; un nuovo festival sulla comunicazione a Camogli…quindi il mercato si sta muovendo. La cultura è la grande risposta del nostro Paese e l’Italia non si potrà risollevare a prescindere dalla cultura, vedo un ampio spazio per Delos, e anche per tanti giovani che vogliono entrare nel mondo del lavoro».

In base alla sua esperienza i giovani hanno questa sensibilità verso la cultura?
«Non si può generalizzare: alcuni sì, altri vogliono diventare addetto stampa solo perché considerano glamour e cool stare nella comunicazione o semplicemente perché è un lavoro come altri. Se si vuole avere successo, però, la discriminante è la motivazione forte e la passione; e molti giovani ce l’hanno. Noi abbiamo l’obbligo di non spegnerla».

culturaQual è il suo ruolo?
«Il ruolo dell’ufficio stampa culturale è quello di dare visibilità a iniziative di qualità di interesse generale. Per esperienza vedo che quando si offrono occasioni serie di approfondimento culturale, il pubblico ci sta. Non è vero che bisogna sempre proporre volti noti, televisivi, e non sempre funziona solo il pop. In questi ultimi dieci anni, mi sono molto occupata di festival: Festival della Mente di Sarzana, festival di antropologia Pistoia – Dialoghi sull’Uomo, La Scienza in Piazza di Bologna;  BergamoScienza, per citarne solo alcuni. Quando la gente ha l’opportunità di avvicinare un pensiero o un autore e condividere un ragionamento o una riflessione, può fare la differenza, soprattutto  per i giovani. Quando nacque il Festival della Mente nel 2003 c’erano ragazzi liceali volontari tra i 16 e i 18 anni. Dieci anni dopo sono laureati e fanno i tutor dei più piccoli anche in un rapporto peer to peer.  Secondo me la loro partecipazione ai festival per molti ragazzi ha fatto la differenza anche nelle scelte dell’università. BergamoScienza, ad esempio, conta più di 900 volontari studenti. È proprio un modo per mostrare ai giovani che la cultura è qualche cosa di vivo, che incide sulle nostre vite. Partecipare e condividere con i tuoi pari esperienze positive fa crescere. La cultura è uno strumento di emancipazione e di coesione sociale, noi non possiamo prescindere da questo. La scelta di occuparmi di cultura è anche una scelta etica, per dare un contributo ad una società costruita su valori positivi, composta da individui abituati a ragionare e che possono fare scelte responsabili».

Le Fondazioni dal suo punto di vista fanno investimenti adeguati sulla cultura?
«Quelle che conosco io sono realtà molto illuminate: alcune fondazioni di origine bancaria come la Fondazione Cassa di Risparmio di La Spezia che organizza il Festival della Mente, oppure la Fondazione Cassa di Risparmio di Pistoia e Pescia che promuove Pistoia Dialoghi sull’Uomo, oppure istituzioni private come la Fondazione Marino Golinelli che fa tantissimo per i giovani con La Scienza in Piazza, ma anche con tante attività di laboratorio per le scuole, e spazi dedicati a start up culturali e creative. Penso che questi modelli positivi possano fare da traino e stimolare altre realtà ad investire nella stessa direzione, poiché un evento culturale ha anche ricadute economiche sul  territorio».

Questo è un modo in cui possiamo vendere la cultura italiana?
«Certamente. Quando si promuove un Festival si promuove una città, un territorio, un monumento, si fanno conoscere tradizioni importanti: la cultura è un veicolo per promuovere alcuni territori che sono unici. Pistoia ad esempio non è esportabile né riproducibile, come un vestito; è necessario che la gente venga lì per vedere la città».

GiornaliQual è l’anello debole in tutto questo?
«Per gli uffici stampa è la crisi dell’editoria. Tante testate chiudono. Viviamo tempi di transizione. I giornali di carta hanno sempre meno pagine, avanza l’informazione digitale. Non sempre però il digitale è uno spazio di qualità. La funzione del giornalista è quella di dare gerarchia alle notizie; invece su internet, al momento, si pubblicizza qualsiasi cosa, in modo indiscriminato. Plaudo a questo nuovo soggetto per la sua funzione di moltiplicatore di messaggi utili alla collettività ma ritengo che, sempre nell’ottica dell’interesse del lettore, sia necessario governare in modo professionale ed etico le informazioni. Ritengo si andrà verso una necessaria regolamentazione dell’informazione online. Anche noi dovremo essere sempre più aggiornate sugli strumenti e le procedure per comunicare tramite i nuovi media. Delos ha intensificato la comunicazione non solo alle testate on line, ma anche ai blog e non escludo che vi possano essere altre forme nascenti a cui veicolare nel prossimo futuro l’informazione. L’importante è farlo sempre in modo professionale».

Ho visto che è un bel sito il vostro…
«Abbiamo cercato di dire tutto quello che abbiamo fatto e che facciamo senza effetti speciali, ma raccontando … poi alla fine diventa anche una narrazione mettere insieme una storia…. un libro da sfogliare… Stiamo per compiere 25 anni, “chi siamo” è rappresentato dalla nostra storia e la storia un po’ lo racconta».

Come è cambiato l’ufficio stampa negli anni? Qual è il vantaggio di oggi rispetto a ieri?
«Molte cose sono cambiate. Ad esempio gli strumenti. Ricordo i primi tempi di Delos, si aveva allora una macchina da scrivere, si incollavano le diapositive su un foglietto con l’adesivo, si metteva tutto in una busta e si consegnavano a pony express, se molto urgenti, o diversamente si spedivano via posta. Adesso, con un click si possono mandare immagini e video, fare testi ipertestuali… Ciò che non è cambiata è invece la capacità di intravvedere la notizia e di saperla comunicare con il linguaggio adeguato. I linguaggi cambiano a seconda dei mezzi, però la capacità di scrivere e di narrare rimane la stessa. Così come la capacità di entrare in empatia con un giornalista. Direi che i buoni rapporti costruiti in anni e anni con i giornalisti, per i quali siamo diventate una fonte affidabile, oltre ad aver contribuito a costruire reputazione, rappresentano una chiave di accesso privilegiata. Come abbiamo fatto? Abbiamo passato buone notizie, abbiamo rispettato l’interlocutore, non abbiamo mai dato bufale ecc.. dico sempre ai nostri collaboratori: “noi non abbiamo magazzini pieni di merci, ma abbiamo la nostra credibilità che non dobbiamo mai intaccare”. Questo vale anche per i clienti. Se so di non poter raggiungere specifici obiettivi rinuncio al lavoro. Per la buona reputazione della nostra impresa».

All’interno della sua azienda qual è il clima che si vive in un periodo di crisi?
«Innanzitutto siamo un’azienda piccola e il concetto di trasparenza è applicato anche ai  collaboratori. Loro sono al corrente dell’andamento dello studio;  non hanno ovviamente le nostre responsabilità, quelle restano a noi, come è giusto che sia, ma non nascondiamo le difficoltà. Cerchiamo di trasmettere, però, il messaggio che le crisi sono anche grandi opportunità, che bisogna restare aperti al futuro… e se in alcuni momenti magari capita che il lavoro cali nell’operatività, approfittiamo della pausa per riorganizzare tutto il lavoro: i mailing, l’archivio… ma devo dire che questi momenti sono rari, anzi, molto rari».

delos-1Ritornando all’imprenditoria femminile, in che modo le donne possono farsi strada in un mondo che ancora non le vede perfettamente protagoniste di una società che come è stato sottolineato sta cambiando?
«Questa è una domanda molto difficile, una domanda che mi sono fatta tante volte. Non ho una risposta certa ma forse una prima cosa potrebbe essere: fare rete. Le donne devono essere molto preparate per giocare ad armi pari con il mondo maschile. A noi donne viene chiesto di più. Dobbiamo essere presenti nel mondo del lavoro, con serietà e professionalità, intelligenza e sensibilità e mettere contemporaneamente a valore le qualità intrinseche del femminile, ad esempio: l’essere interessate alla realizzazione di un progetto più che alla competizione. Le donne nell’attività di ufficio stampa,  mi verrebbe da dire, sono più brave e meno rigide, più abituate a gestire l’ansia e lo stress, sono più elastiche a governare l’imprevisto, cosa che molto spesso succede. Mi fermerei qui».

Quali sono le tre parole per cui questo lavoro è il più bello che ci sia?
«Che bella questa domanda! Promuovere la cultura, usare la parola per promuovere la cultura e conoscere tante persone interessanti, diverse, di valore… questa è la ragione per cui  mi piace questo lavoro».

Quali sono le sue aspettative per il futuro?
«Direi che in generale auguro a questo paese di riconquistare l’ottimismo basato sul fatto che si possano rimettere in moto meccanismi virtuosi di tipo economico e che ci sia sempre più attenzione verso il patrimonio culturale tangibile (monumenti, paesaggi ecc.), ma anche intangibile come le idee. La cultura è un bene più che una merce, che più contribuire a far crescere la qualità della vita. Gli intellettuali sono una delle risorse fondamentali di un Paese e contribuiscono a renderlo più civile. Noi disponiamo di molte di queste risorse. La mia aspettativa dunque è di poter lavorare sempre più e sempre meglio per eventi culturali belli e condivisi».

L’evoluzione della sua azienda, come la vede fra dieci anni?
«Fra dieci anni vorrei che alcune delle nostre collaboratrici diventassero partner dello studio. Spererei di poter passare il testimone dell’ attività, che ho fondato e fatto crescere con la mia socia, a qualcuno che volesse continuare l’attività secondo i principi che ci hanno dato il successo e che avesse al contempo visioni che vadano oltre la nostra esperienza. Bisogna essere sempre aperti al nuovo, non lo si può ignorare affermando “noi abbiamo avuto la formula vincente e questa è…. “ Quello che non mi stanco mai di dire ai nostri collaboratori è che bisogna imparare ogni giorno… non bisogna aver paura, se facciamo errori ben vengano, ci possono insegnare qualcosa di nuovo. Non si può mai smettere di imparare, se non impari e non sei aperto al nuovo non puoi sviluppare business! ».

Grazie per l’intervista! E buon lavoro!

Teresa Tardia
http://www.ttardia.it/
it.linkedin.com/pub/teresa-tardia/54/ba9/a18
teresa@ttardia.it

avatar

Teresa Tardia

Partecipa alla discussione

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.