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Una Montegrappa lascia sempre il segno

La storica sede della Montegrappa a Bassano del Grappa

La storica sede della Montegrappa a Bassano del Grappa

[dropcap]E[/dropcap]rnest Hemingway, Boris Eltsin, Vladimir Putin, Dmitry Medvedev, Nicolas Sarkozy, Giovanni Paolo II, Michael Jackson, Al Pacino, Paulo Coelho, Silvio Berlusconi e Naomi Campbell sono solo alcuni dei nomi di personaggi celebri che, nel tempo, hanno firmato documenti, fatto autografi e scritto con una penna Montegrappa. Mani che hanno scelto di affidarsi all’eleganza, alla bellezza e alla particolarità di prodotti conosciuti in tutto il mondo per la loro altissima qualità e per la cura del particolare che contraddistingue un manufatto ricco di storia e di artigianalità.
Giuseppe Aquila, direttore generale dell’azienda ed esponente della terza generazione, ci parla della sua azienda e ci spiega come, nonostante il passaggio del tempo e l’avvento delle nuove tecnologie, non abbia mai conosciuto né subito la crisi degli ultimi anni.

Montegrappa e la sua storia. Un breve excursus che ci porta nel secolo scorso…
«Verissimo. La società nasce come produttore di pennini in oro per penne stilografiche a Bassano del Grappa nel 1912, fondata dall’austriaca Edwige Hoffmann e dall’imprenditore Alessandro Marzotto. Il nome cambia presto in Elmo (dall’italianizzazione del nome del capo di produzione Heinrich Helm), poi in Elmo – Montegrappa e infine in Montegrappa. La signora Hoffmann produceva pennini già da prima e spostatasi in Italia, con l’appoggio finanziario di Marzotto e le capacità ingegneristiche di Heinrich Helm, da vita alla prima fabbrica italiana di penne stilografiche. Sin dall’inizio dell’attività la sede è quella storica, in uso ancora oggi, un edificio utilizzato in precedenza come centrale termo-elettrica e convertito in fabbrica di penne. Nell’epoca della Grande Guerra, Bassano diventa un importante centro per le attività belliche, il Monte Grappa diventa fronte di resistenza per l’avanzata austriaca e proprio a pochi metri dalla sede aziendale, all’interno della Villa Cà Erizzo, viene insediato il quartiere generale dell’American Red Cross. Pensi che tra i conducenti volontari di ambulanze della Croce Rossa Americana si annoverano alcuni dei grandi poeti di Harvard: Ernest Hemingway e John Dos Passos e si racconta che questi siano stati i primi ambasciatori delle penne Montegrappa».

Come si inserisce in questo contesto la sua famiglia?
«Il rapporto tra la Montegrappa e la mia famiglia inizia nel 1938 quando mio nonno Leopoldo Tullio inizia la collaborazione con l’azienda bassanese in qualità di cliente. Infatti, a Bassano venivano prodotte penne stilografiche con il marchio di famiglia: Super Penna Aquila. La collaborazione continua ininterrotta negli anni e nel 1981 mio padre Gianfranco decide di rilevare l’azienda. Io rappresento la terza generazione di Aquila in Montegrappa: ho iniziato la mia avventura bassanese nel 1992 e sono stato responsabile dell’internazionalizzazione del marchio e dello sviluppo del brand nel segmento del lusso. Nel 2000, l’azienda è stata ceduta a una multinazionale svizzera (gruppo Richemont), ma nel 2009 la mia famiglia l’ha riacquistata. Oggi, oltre a me, ben tre membri della mia famiglia prendono parte attivamente all’azienda: mio padre Gianfranco, mia mamma Diana e mio fratello Leopoldo».

L’azienda in cifre: fatturato, dipendenti, quota fatturato investita all’estero, quota di fatturato investita in R&S.
«L’azienda oggi fattura circa 12 milioni di euro e ha una cinquantina di dipendenti. Gli investimenti di marketing per lo sviluppo dei mercati esteri rappresentano circa il 10% del fatturato, mentre per ricerca e sviluppo viene investito circa il 5% ogni anno».

montegrappa-2In un settore come il vostro quanto conta la tradizione e quanto, invece, è importante l’innovazione? Se innovate, lo fate in macchinari per la lavorazione o nei prodotti?
«Nella nostra azienda esiste un equilibrio perfetto tra tradizione e innovazione. La tradizione è nella scelta dei materiali (ad esempio, celluloide oppure ebanite) e nelle tecniche di rifinitura (ad esempio, incisione a bulino, incastonatura delle pietre, pittura a mano); l’innovazione è nel design, nell’ingegnerizzazione e nella produzione dei componenti (con torni e centri di lavoro a controllo numerico, laser, stampanti 3d, etc.)».

A che clientela vi rivolgete?
«I nostri clienti sono personaggi con alto o altissimo reddito».

Nel corso degli anni avete diversificato la produzione andando dalle bellissime penne stilografiche agli orologi, ai gemelli, alla piccola pelletteria ecc… Cosa vi ha spinto a fare questa scelta?
«La scelta della diversificazione nasce dall’idea di estendere lo stile di vita Montegrappa a prodotti complementari e di aprire negozi monomarca nelle più importanti destinazioni dello shopping di lusso».

Quanto della vostra produzione viene venduto in Italia e quanto all’estero?
«Il 5% in Italia e il 95% all’estero».

Quali sono le costanti del fare impresa che la vostra azienda ha mantenuto inalterate nei decenni? In cosa, invece, avete introdotto cambiamenti e vi siete adeguati alle esigenze dei mercati?
«La qualità superiore, la scelta dei materiali, le tecniche di lavorazione esclusive sono rimaste invariate perché fan parte del nostro fare impresa. La diversificazione del prodotto, invece, è una conseguenza dettata da esigenze di mercato e dalla domanda di una parte della clientela».

Cosa chiede la clientela ad un’azienda come la vostra, che produce oggetti raffinati e di lusso?
«Qualità eccellente, servizio impeccabile ed esclusività».

2000-2009: la vostra azienda viene acquisita da un gruppo straniero, per poi tornare a essere completamente italiana: a cosa è servito questo decennio? In cosa è cambiato il vostro fare impresa e in cosa, invece, nonostante l’acquisizione è rimasto inalterato?
«A seguito della cessione dell’azienda alla multinazionale estera, personalmente ho trascorso qualche anno all’interno di quella realtà. Questo processo è stato molto utile per la mia crescita personale e mi ha fatto apprezzare i punti di forza, ma soprattutto mi ha aiutato a vedere le lacune della gestione manageriale. Oggi siamo più forti di prima e possiamo valorizzare gli aspetti del fare impresa familiare, non cadendo negli errori tipici delle multinazionali».

Quali sono le strategie di penetrazione che adottate e avete adottato per conquistare i mercati esteri? In quale siete maggiormente presenti?
«Il prodotto è l’elemento fondamentale. Esso deve poi essere supportato da strategie di marketing ben mirate. Il resto viene da sé… I mercati principali in cui siamo presenti sono in ordine di importanza: Medio Oriente, Russia, Italia e Stati Uniti seguiti da una sessantina di altri Paesi».

montegrappa-4Quali sono i tratti distintivi delle vostre penne stilografiche? In cosa si differenziano dalle altre e in cosa le si può definire “uniche”?
«I nostri atout sono sicuramente il design, la scelta dei materiali, le tecniche di lavorazioni esclusive e la qualità sopraffina. Per le edizioni limitate, invece, è importantissima la storia che sta dietro il prodotto».

Avete al vostro interno una scuola artigiana e vi preoccupate voi di formare il personale?
«La formazione è un’attività fondamentale per garantire la continuità della nostra impresa. Altrimenti non esisteremmo da 102 anni».

In un’epoca in cui il digitale ha preso il sopravvento, in cui si è persa l’antica abitudine di scrivere lettere, di prendere appunti ecc., come riuscite a restare sulla cresta dell’onda e a non subire l’effetto delle nuove tecnologie?
«Il valore della scrittura viene apprezzato ancora di più in un’epoca così altamente digitalizzata. Chi sceglie di usare la penna, solitamente, è indirizzato verso un oggetto di alta qualità e ovviamente Montegrappa ha molto da offrire in tale segmento».

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Francesca Glanzer

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