Gozi: «Un’Europa per la crescita»

 Gozi: «Un’Europa per la crescita»

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[dropcap]S[/dropcap]andro Gozi, sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri con delega alle politiche europee, ha il compito di coordinare, con il ministro degli Affari esteri, le attività inerenti il semestre di presidenza italiana del Consiglio dell’Unione europea. È la persona giusta, dunque, alla quale chiedere un giudizio sulle recenti elezioni europee e sulle cose da fare per rimettere in moto l’economia del Vecchio Continente.

Che Europa è uscita dalle urne?
Elezioni-Europee-2014«Gli europei hanno chiesto con forza un cambiamento sostanziale delle politiche dell’Unione europea e della stessa Unione. La maggioranza dei cittadini del continente ha confermato la volontà di rimanere nell’Unione europea e l’idea di Europa, mentre una minoranza ha votato contro la stessa idea di Europa. La maggioranza assoluta degli europei vogliono nuove politiche e, soprattutto, chiedono di ritrovare l’Europa laddove se l’aspetterebbero e spesso non la trovano. Penso a un’Europa che realizza politiche attive per la crescita, che fa molto di più per lottare contro la disoccupazione, che lavori sui diritti fondamentali, sull’immigrazione, sulla ricerca e sulla politica estera. I cittadini hanno chiesto anche un’Europa meno invasiva, con un approccio meno burocratico. La regolamentazione necessaria quando si doveva costruire il Mercato Unico, infatti, oggi non si giustifica più. Ci vuole un’Europa che faccia di più per l’energia comune e meno per indicare come servire l’olio di oliva a tavola. Questa è l’Europa che i cittadini si aspettano e che spesso non trovano».

Ritiene che si possa modificare la politica di austerity fin qui perseguita a livello europeo? La Merkel finora non è stata molto disponibile.
austerity-2«Credo nella necessità di avviare un nuovo ciclo politico ed economico. Mi sembra che anche la Cancelliera tedesca cominci ad averne consapevolezza, anche perché in questa direzione spinge la Spd, la maggiore alleata di governo della Merkel. L’allentamento dell’austerità, comunque, si può attuare anche applicando in maniera più intelligente le politiche e le norme che già abbiamo. In questo modo si potrebbero consentire margini di flessibilità maggiori che accompagnino e incoraggino le riforme strutturali attuate dai singoli Stati, quando sono serie e, soprattutto, quando danno risultati di medio-lungo periodo favorevoli a una crescita duratura e con solide basi. Credo anche che occorra pensare a come impiegare meglio le risorse disponibili a livello europeo. La prima cosa da fare, anche se richiede tempo, è cercare di utilizzare di più e meglio la Banca europea per gli investimenti. Bisogna anche cercare nuove forme di finanziamento all’interno o all’esterno del bilancio europeo per realizzare quegli investimenti nel digitale, nelle infrastrutture che sono assolutamente fondamentali. C’è, insomma, la possibilità di un’apertura a una nuova politica europea. Anche noi italiani – sapendo che la strada è comunque in salita e che le posizioni sono ancora lontane – dobbiamo utilizzare la nostra influenza e il nostro ruolo tornato centrale nel contesto europeo per spingere l’Europa verso gli obiettivi della crescita e della lotta contro la disoccupazione».

È per questi obiettivi che vi impegnerete durante il semestre di presidenza italiana?
semestre«Certamente. Metteremo in campo nuove iniziative e svilupperemo le iniziative esistenti per un’Europa che si impegni veramente nella lotta contro la disoccupazione, in particolare quella giovanile. Cominceremo a lavorare soprattutto sull’economia reale e non unicamente su parametri finanziari, adottando una politica industriale focalizzata sul manifatturiero, che va sostenuto e incoraggiato, e molto meglio adattata alle esigenze delle piccole e medie imprese, a partire da una decisa semplificazione amministrativa, normativa, burocratica. Il Mercato unico energetico e una vera indipendenza energetica dell’Europa devono essere obiettivi prioritari dell’Europa, così come deve diventare una priorità dell’Unione europea nei cinque anni della legislatura l’economia dell’innovazione. Attuando l’Agenda digitale dobbiamo costruire quel Mercato unico digitale che porterà benefici, dal commercio elettronico alla digitalizzazione della pubblica amministrazione. L’Agenda digitale sarà anche lo strumento di una nuova politica di infrastrutture immateriali (la banda larga in tutto il continente) e uno strumento di cittadinanza attiva: il Mercato unico digitale, infatti, renderà anche molto più facile esercitare attraverso la partecipazione i diritti di cittadinanza. Oltre all’economia dell’innovazione prioritaria dovrà essere anche la lotta contro il cambiamento climatico, anch’essa una chiara scelta di economia industriale all’interno della quale dobbiamo avviare una nuova strategia di “lavori verdi” che colleghi meglio le nuove strategie ambientali all’esigenza di favorire la creazione di nuovi posti di lavoro nei settori in crescita, come quello dell’ambiente».

Le pmi rimangono un valore per l’economia europea, o sono un problema? E quali provvedimenti pensa possano essere utili per aiutarle a operare e a crescere in un contesto a loro favorevole?
«Le pmi rimangono un valore, sapendo che la sfida competitiva globale richiede alle piccole e medie imprese di prendere delle contromisure. A loro favore, come già detto, dovremo attuare anzitutto una semplificazione normativa. Occorre anche avere un approccio fiscale più omogeneo e favorevole alle piccole e medie imprese. Bisogna anche favorire la cooperazione e le aggregazioni tra imprese, ma soprattutto è urgente lavorare, sia a livello nazionale sia a livello europeo, per favorire l’accesso al credito immettendo maggiore liquidità sul mercato. Altra priorità, infine, è quella di favorire l’innovazione tecnologica delle piccole e medie imprese, incentivando – e questo vale soprattutto per le imprese italiane – la brevettazione».

Richiede che l’Europa potrebbe riorganizzarsi, invece che sugli Stati, attorno alle Regioni, intese come territori economicamente omogenei?
macroregioneadriaticoionica1«Non credo che queste due ipotesi siano alternative, ma che siano complementari. Certamente bisogna incentivare le strategie macroeconomiche regionale attorno ad aree omogenee o che hanno interessi comuni da sviluppare. Durante il semestre di presidenza italiana, ad esempio, vorremmo avviare la nuova Macro-Regione Adriatico-Ionica con l’obiettivo di migliorare la cooperazione tra Regioni e Stati che si affacciano sull’Adriatico e sullo Ionio. Questa cooperazione economica e territoriale può essere di grande interesse proprio per le piccole e medie imprese italiane che sia affacciano sull’Adriatico. Vogliamo anche portare avanti la strategia della Macro-Regione Alpina che coinvolge tutti gli Stati membri e le Regioni che si affacciano sull’arco alpino. Tali strategie macro-regionali non sono alternative a strategie che devono riguardare tutti gli Stati come, ad esempio, la Strategia Europa 2020 per la produttività e la competitività che va sempre più adeguata alle esigenze delle pmi e sulla quale durante il nostro semestre vorremmo avviare una consultazione con tutte le parti interessate (parti sociali, rappresentanze di categoria) per arrivare a una revisione della Strategia in vista del Consiglio europeo di marzo 2015».

Il nostro Paese e l’Unione europea sembrano di fronte a un bivio, all’ultima occasione per cambiare e riprendere a crescere. Ce la faremo e quanto ci vorrà?
«Ce la possiamo fare e ce la faremo. Si tratta di un lavoro di anni che vogliamo impostare durante il nostro semestre e che impegnerà un nuovo ciclo politico che avrà come durata almeno i 4-5 anni della legislatura europea e nazionale. Abbiamo grandi opportunità e grandi responsabilità. Il mandato che gli elettori hanno dato al Governo Renzi in Italia e in Europa è molto impegnativo. Noi siamo decisi a rispondere agli italiani che ci hanno chiesto stabilità e cambiamento. Per quanto riguarda la stabilità, quello guidato da Renzi è adesso un Governo di legislatura. Quanto al cambiamento, gli elettori ci hanno dato il mandato di cambiare l’Italia, ma questo non si può fare se non si lavora anche per cambiare l’Europa. Sarà questo l’impegno del presidente del Consiglio che in pochissimo tempo – grazie alla sua azione riformatrice a livello nazionale e al suo grande successo elettorale – ha assunto in pochissimo tempo un ruolo centrale anche a livello europeo».

Dario Vascellaro

http://Dario%20Vascellaro

Direttore responsabile de Il Giornale delle PMI

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