Unimpresa: petrolio, a fine anno media Brent sotto 80 dollari

Il livello raggiunto dal greggio, con il Brent a 83,49 dollari al barile e il Wti sceso sotto gli 80 dollari, potrebbe rappresentare un’anticipazione della media che il mercato registrerà nel trimestre agosto-ottobre. Ed entro fine anno il Brent potrebbe scendere sotto gli 80 dollari.

La discesa innescata dall’annuncio della ripresa dei negoziati Usa-Iran e dal nuovo aumento della produzione Opec+ non va letta come un episodio isolato, ma come il punto in cui le quotazioni si allineano a uno scenario di normalizzazione già scontato dagli analisti internazionali.

Il consensus di mercato indica un Brent atteso in area 84 dollari nel terzo trimestre 2026, in discesa verso 79 dollari nel quarto trimestre: la media dei tre mesi centrali di questa transizione – agosto, settembre e ottobre – si colloca proprio nell’intorno del valore toccato oggi.

Lo scrive in un report del Centro studi di Unimpresa, secondo cui il prezzo di oggi non è un’anomalia da correggere, ma probabilmente la fotografia più fedele di dove si stabilizzerà il mercato nei prossimi tre mesi. Il rischio geopolitico non è scomparso, ma la sua traiettoria attesa si è invertita: gli operatori stanno prezzando una de-escalation gestita, non risolta. Resta un margine di incertezza legato alla tenuta dei colloqui diplomatici: Teheran non ha confermato l’esistenza di un’intesa conclusa, e un’eventuale rottura dei negoziati o nuove tensioni sul transito nello Stretto di Hormuz potrebbero riportare le quotazioni sopra questa soglia.

In assenza di nuovi shock, tuttavia, la stima del Centro Studi Unimpresa è che il trimestre agosto-ottobre si chiuderà con un Brent medio non lontano dagli 83 dollari attuali, con effetti – seppur con il consueto ritardo di trasmissione – sui listini di benzina e diesel per famiglie e imprese italiane.

«Il calo del prezzo del petrolio registrato in queste ore è una notizia che accogliamo con favore, perché arriva in un momento in cui famiglie e imprese hanno bisogno di respiro sul fronte energetico. Se le stime del nostro Centro Studi troveranno conferma, e il trimestre agosto-ottobre si stabilizzerà su livelli vicini a quelli di oggi, si tratterebbe di un segnale importante per il potere d’acquisto delle famiglie e per la competitività delle nostre imprese, in particolare quelle a maggiore intensità energetica. Restiamo naturalmente consapevoli che il quadro geopolitico non è ancora risolto, e che la prudenza resta d’obbligo finché i negoziati tra Washington e Teheran non si tradurranno in un accordo stabile. Ma la direzione presa dai mercati in queste ore va nel senso giusto, e ci auguriamo che le imprese italiane possano beneficiarne concretamente nei prossimi mesi, anche attraverso una trasmissione più rapida di questi cali sui prezzi dei carburanti» commenta il vicepresidente di Unimpresa, Giuseppe Spadafora.

 Secondo il Centro studi di Unimpresa, il crollo del prezzo del greggio registrato oggi — Wti sotto gli 80 dollari (-5,88%, a 79,75 dollari) e Brent a 83,51 dollari (-5,03%) — può apparire controintuitivo in un momento di persistente instabilità nell’area del Golfo. La spiegazione, tuttavia, non riguarda il livello attuale della tensione, ma la sua direzione attesa.

1. Il mercato prezza le aspettative, non i fatti compiuti. L’annuncio del presidente Usa Donald Trump di una ripresa dei negoziati con l’Iran ha spostato le aspettative degli operatori da uno scenario di escalation — con possibile chiusura o interruzione del transito nello Stretto di Hormuz — a uno scenario di de-escalation diplomatica. I mercati reagiscono al cambio di traiettoria del rischio, non alla sua eliminazione: il conflitto resta aperto, ma la probabilità percepita di un’interruzione dei flussi si è ridotta.

2. L’offerta cresce indipendentemente dalla crisi. A questo si è sommata la decisione dell’Opec+ di aumentare la produzione complessiva di ulteriori 188 mila barili al giorno a settembre, sesto incremento mensile consecutivo. Un’offerta in espansione strutturale pesa sulle quotazioni a prescindere dal quadro geopolitico.

3. Prudenza sulla tenuta del segnale. Teheran non ha confermato l’esistenza di un’intesa conclusa: si tratta per ora di un’apertura negoziale, non di un accordo. Una rottura dei colloqui o un nuovo episodio di tensione su Hormuz riporterebbe rapidamente le quotazioni verso l’alto.

È possibile realizzare una stima per il trimestre agosto-ottobre. Il Brent è atteso scendere da circa 84 dollari nel terzo trimestre 2026 a circa 79 dollari nel quarto trimestre, per poi calare verso i 75 dollari entro la metà del 2027. Il trimestre agosto-ottobre si colloca a cavallo tra queste due fasi: prezzi Brent presumibilmente in area 80-84 dollari ad agosto-settembre, con una discesa verso 79 dollari avvicinandosi a ottobre, in linea con la revisione al ribasso operata dagli analisti dopo la riapertura parziale dello Stretto di Hormuz.