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Varese: nelle PMI un dipendente su sei è un neo occupato. La manifattura traina il lavoro dei giovani

Di Vale93b(Italia 150°) – opera propria, Pubblico dominio, Collegamento

Un nuovo dipendente ogni sei già occupati nelle piccole e medie imprese della provincia di Varese. Vale a dire 1.571 su 9.222 (compresi turnover e ricambio generazionale).

Sono numeri che riflettono un quadro finalmente dinamico quelli che emergono dalla quarta rilevazione annuale dell’Osservatorio per il Mercato del Lavoro di Confartigianato Varese Artser che, nel novembre 2019, tira le somme di un anno non facile per l’economia del territorio ed evidenzia le professionalità con il più elevato tasso di richiesta da parte delle Pmi.

«Da novembre a gennaio le famiglie sono chiamate a scegliere l’orientamento scolastico dei propri ragazzi e riteniamo fondamentale fornire indicazioni sugli sbocchi occupazionali nelle Pmi con meno di 50 dipendenti, che in provincia di Varese rappresentano il 99,3% del totale delle attività produttive e dei servizi» spiega il presidente di Confartigianato Imprese Varese, Davide Galli, evidenziando nel dettaglio il «ruolo preminente della manifattura e la sostanziale suddivisione della provincia in due parti».

Il centrosud, dove si concentra il 69% del lavoro, caratterizzato dalla forte prevalenza della chimica-gomma-plastica, del commercio, della manutenzione, riparazione e istallazione macchine e apparecchiature e del tessile-abbigliamento oltre che delle costruzioni. E il centronord, cui rimane una fetta del 27% più spostato sui servizi: dall’acconciatura ed estetica al florovivaismo passando per ristorazione-alberghi, settore alimentare e riparazione di veicoli.

«Conoscere la tendenza e la declinazione su macroaree significa garantire consapevolezza nelle scelte e, al contempo, permette alle aziende di guardare al futuro con l’ottimismo di chi sa di potersi garantire un’adeguata continuità generazionale» prosegue Galli. Il tema dell’innesto di nuove professionalità nelle piccole e medie imprese e dell’introduzione di giovani è di fatto uno dei temi chiave del territorio: «Le Pmi censite dall’Osservatorio (1.511, ndr) puntano in modo particolare sugli under 29, scelti nel 42,66% dei casi: non viene dunque meno la vocazione formativa e l’accompagnamento all’acquisizione di competenze specifiche».

Bene anche il trend dell’occupazione femminile (35.53%). Stabile, seppure più alto della media provinciale, quella degli stranieri (21,80%), concentrati perlopiù nel settore manifatturiero.

L’Osservatorio – entra nel merito Giulio Di Martino, contrattualistica e bilateralità – certifica la forza del settore manifatturiero in chiave neo-occupazionale, con il 40,23% del pacchetto di nuove assunzioni a fronte del 39,52% delle aziende totali. Bene il settore costruzioni, nel quale figurano edilizia, impiantisti elettrici e idraulici, che prende ossigeno dopo un lungo periodo di crisi e conquista il 17,82% (20,62% delle aziende).

Significative le performance dei servizi per la persona, con lavanderie, tintorie, istituti di bellezza e parrucchieri che acquisiscono l’11,14% dei neo addetti in provincia e la fabbricazione di prodotti in metallo (9,74%). Stabili le nicchie di specializzazione: industria alimentare (produzione di pasticceria e gelati), fabbricazione di macchinari e attrezzature, occhiali e montature.

In chiave under 29, la forbice si allarga, con il settore costruzioni sempre meno attrattivo per i giovani (5,35% dei neo occupati) e la manifattura, testa di serie con il 16,93% per cento di ingressi. «Questi dati ci dicono che la manifattura, in tutte le sue declinazioni, manifesta una propensione al rinnovamento e all’innovazione oltre che all’acquisizione di nuove competenze – evidenzia Galli – Il trend è positivo e va sostenuto con una adeguata commistione tra mondo della scuola e dell’alta formazione e mondo del lavoro, anche in forza di una rinnovata spinta da imprimere all’alternanza scuola/lavoro».

Redazione

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