Verso un’Economia Generativa

DigitalTalk tra Gabriele Carboni e Luca Raffaele, Direttore generale di NeXt Nuova Economia per Tutti

Gabriele Carboni: «Spesso usiamo il termine Sostenibilità come un mantra, ma se guardiamo alla sua radice, essa implica il mantenimento di un equilibrio, la capacità di resistere nel tempo senza esaurire le risorse. È un concetto di “conservazione”.

La Generatività, d’altra parte, fa un passo ulteriore: non è solo resilienza, è fecondità. Essere generativi significa attivare processi che lasciano il mondo (sociale, ambientale ed economico) migliore di come lo si è trovato, creando un impatto positivo che va oltre il perimetro dell’azienda e che ‘mette al mondo’ nuove possibilità per le generazioni future.

In un certo senso, la sostenibilità è il dovere, la generatività è il desiderio e la visione. Luca, tu che con NeXt Economia osservi da vicino il tessuto produttivo italiano, come vedi l’applicazione di questo passaggio dalla sostenibilità alla generatività all’interno delle nostre PMI? È un salto culturale già in atto o le piccole e medie imprese percepiscono ancora la generatività come un concetto astratto rispetto alla gestione quotidiana?»

 

Luca Raffaele: «Hai centrato il punto: la sostenibilità per molti è diventata una “checklist” di adempimenti, mentre la generatività è un’energia vitale. Nelle PMI italiane osserviamo un fenomeno affascinante: molte sono “generative per natura” ma “inconsapevoli per cultura”. Spesso l’imprenditore di una PMI si prende cura del benessere dei dipendenti e del territorio non perché glielo impone una norma, ma perché sente che l’impresa è parte della comunità. Il salto culturale è in atto, ma la sfida è rendere questo approccio sistemico. Non è più solo “fare del bene”, ma capire che la capacità di creare valore sociale è ciò che garantisce la sopravvivenza stessa dell’impresa in un mercato che sta cambiando.»

 

Gabriele Carboni: «Questo passaggio dal “dovere” al “desiderio” si riflette chiaramente in quello che, insieme a Philip Kotler, abbiamo definito Management Illuminato, sintetizzabile nelle 3 P: Purpose, People, Planet.

Mentre la sostenibilità tradizionale si concentra spesso solo sul Planet (ridurre l’impatto), la Generatività richiede un’integrazione profonda con il Purpose (il senso profondo dell’esistere dell’impresa) e le People (il valore umano e sociale). Un’azienda è generativa quando il suo scopo ultimo non è il profitto, ma il benessere della comunità e del sistema in cui opera, dai quali trae anche profitto. In questo senso, le 3 P non sono compartimenti stagni, ma gli ingredienti fondamentali per passare da un’impresa estrattiva a una che, appunto, “genera”.

Luca, NeXt Economia promuove da anni il “voto col portafoglio” e l’auto-valutazione partecipata. Dal tuo osservatorio, quanto il Purpose aziendale sta diventando un driver reale per le PMI italiane? Vedi una connessione tra la capacità di mettere le persone al centro e la reale forza competitiva di queste imprese nel medio-lungo periodo?»

 

Luca Raffaele: «Il Purpose è il vero “sistema immunitario” dell’impresa moderna. Mettere le persone al centro non è un esercizio di stile: è una strategia competitiva in cui si riduce il turnover, aumentano la produttività e la creatività, e si costruisce una reputazione che il marketing tradizionale non può comprare. Il “voto col portafoglio” dei cittadini-consumatori si sta orientando proprio verso quelle realtà che dimostrano di avere a cuore il bene comune. Chi mette le People al centro oggi, si assicura una buona tenuta nel mercato domani.»

 

Gabriele Carboni: «Proprio per valorizzare queste realtà che incarnano il Management Illuminato, NeXt Economia e Il Giornale delle PMI hanno lanciato il Generative Business Award. Le candidature sono aperte e l’obiettivo è ambizioso: mappare e premiare le imprese italiane che hanno saputo trasformare la sostenibilità in generatività, dimostrando che un nuovo modo di fare business non solo è possibile, ma è già realtà. Il premio guarda a come l’azienda “fiorisce” insieme al suo territorio e ai suoi stakeholder. Qui un articolo di approfondimento sul premio.

Tuttavia, quando si esce dal seminato dei parametri puramente quantitativi e finanziari, sorge una sfida tecnica e culturale non indifferente. Luca, tu che lavori quotidianamente con indicatori di benessere e impatto sociale, quanto è difficile oggi misurare la generatività? Quali strumenti avete creato, in grado di dare peso a questo valore che va oltre l’ESG tradizionale? Siamo ancora in una fase in cui la misurazione è l’ostacolo principale per le PMI che vogliono intraprendere questo percorso?»

 

Luca Raffaele: «La misurazione è la nostra grande frontiera: se una cosa non la misuriamo, non esiste. Gli indicatori ESG classici spesso sono “negativi” (quanta CO2 non emetto), mentre la generatività richiede indicatori “positivi” (quanto valore aggiungo). Con NeXt Economia abbiamo sviluppato il NeXt Index, uno strumento di self-assessment che analizza l’impresa su sei aree, inclusa la relazione con il territorio e la qualità del lavoro. La difficoltà non è più tecnica, ma di visione: le PMI devono capire che misurare l’impatto non è un costo burocratico, ma una radiografia del proprio valore nascosto. Il Generative Business Award serve proprio a questo: far emergere chi ha già imparato a contare ciò che conta davvero. Siamo passati dal tempo dei bilanci a quello degli impatti, e le PMI italiane hanno tutte le carte in regola per essere le capofila di questa rivoluzione.»