Viaggio nel Celeste Impero

 Viaggio nel Celeste Impero

Era l’alba piovosa del 17 ottobre del 1995 quando l’aereo che mi portava per la prima volta in Cina toccava la pista dell’aeroporto di Pechino. Dal finestrino una scena kafkiana: sulla pista c’era gente in bicicletta con la scritta “follow me” sulla schiena, per guidare l’aereo al parcheggio. Mentre il taxi navigava in un fiume di biciclette, alcune persone agli incroci regolavano il traffico con delle bandierine rosse e verdi, come dei semafori umani.

Certo, la parola d’ordine con cui ero stato spedito nel Paese del Dragone era: “vai vai, che la Cina è vicina”, ma a questo primo surreale impatto era scattata subito in me la voglia di capire se la Cina fosse davvero così vicina e cosa avrei potuto combinare lì. In venti anni di frequentazione ho visto di tutto, di più e imparato molto: allora ecco poche informazioni di base, aggiornate ai nostri giorni, per cominciare a capire questo strano e interessantissimo Paese.

La popolazione è di circa 1,4 miliardi di abitanti (il doppio dell’Europa), suddivisa in 56 minoranza etniche, con lingue e dialetti diversi. È il terzo Stato al mondo per estensione geografica ed è organizzato in 31 aree amministrative: 22 Province, 4 Municipalità e 5 SAR (zone a statuto speciale). Nonostante la cosiddetta “crisi del 2015” (averne di “crisi” così col PIL maggiore del 6%…), l’economia è ancora in crescita e la Cina nel 2020 dovrebbe essere la più grande economia del mondo fino a raggiungere, nel 2030, un PIL superiore a un quarto di quello mondiale. La politica economica – sempre governata dai mai desueti “piani quinquennali” – prevede sviluppi molto aggressivi sia sul mercato interno che su tutto quello esterno, a largo spettro e non più solamente verso l’Africa.

Il mercato interno cinese ha dimensioni per noi impensabili. Tanto per farci un’idea: nel solo 2015 si sono fumate circa 2600 miliardi di sigarette, sono stati sottoscritti 1,3 miliardi di abbonamenti a telefoni cellulari, si sono esportati beni per 1.750 miliardi di Euro e importati per 1.480 miliardi, mentre le riserve in dollari ammontano a 3.600 miliardi.

Ma, se la Cina è davvero vicina, sono ancora rilevanti le differenze culturali con il mondo occidentale?

Certamente sì! E sono i concetti fondamentali da tenere bene a mente per lavorarci.

Si dice in Cina che i punti cardinali siano cinque: nord, sud, ovest, est e – al centro –  l’uomo; al centro di ogni processo relazionale o di business c’è sempre l’uomo, e questo non perché il cinese è filantropo, ma semplicemente perché l’essere umano è imprevedibile, e in questo i cinesi sono l’esempio più evidente.

Dice Confucio che “nulla è immutabile, tranne il cambiamento” e questo concetto innerva ogni tipo di relazione e determina le differenze con la nostra mentalità anche nel modo di fare business:

Fiducia: per il cinese: “mantengo la mia parola e mi muovo insieme a te in una situazione che cambia”, mentre l’occidentale  dice: “ mantengo la mia parola ma sto a quanto dice il contratto”.

Confidenza: per il cinese: “prima diventiamo amici e poi facciamo affari”, mentre per l’occidentale: “prima negoziamo e se facciamo un affare, diventiamo amici”

Pazienza: per il cinese: “è necessario lavorare senza fretta per cogliere altre nuove opportunità”, mentre per l’occidentale: “concludiamo subito, prima che nuovi eventi ci facciano ridiscutere tutto”.

L’italiano però ha fortunatamente una mentalità che è considerata dai cinesi molto vicina alla loro, dal punto di vista della facilità relazionale e della flessibilità (quante volte mi sono sentito dire: “con voi italiani è semplice collaborare, non come coi tedeschi o gli americani…”).

La Cina è dunque un Paese estremamente complesso che non si può affrontare con superficialità e il fattore chiave del successo, per una azienda che intende operare a lungo nel mercato cinese, è un mix molto complicato di relazioni personali amichevoli, di ribasso dei prezzi, di possibile scambio tecnologico, di localizzazione delle attività e, se si vuole restare a lungo, di continuo e immediato supporto.

Complicato? Sì certo, ma il viaggio in Cina continua…. Ne parleremo nei prossimi articoli.

Massimo Sanvito

Nasce a Monza nel 1958 e si laurea nel 1983 in Ingegneria Elettronica presso il Politecnico di Milano. Inizia la sua attività professionale in una multinazionale come progettista nel settore aeronautico e ricopre incarichi direttivi nelle funzioni di Supporto tecnico-commerciale, Project Management, Produzione, fino a curare lo spin-off delle attività in una società indipendente, dove è responsabile vendite export, conquistando i mercati Cinese e Saudita. Da Direttore Generale gestisce la transizione delle attività al Gruppo Thales, e diviene Amministratore Delegato di Thales Italia. Nel 2013 è Amministratore Delegato delle attività di Navigazione e Sorveglianza aerea, con sedi in Germania e USA. Nel 2016 lascia il mondo industriale, e svolge ora consulenze nei settori industriali e di marketing.

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