Vicari: «La Manovra è modesta, ma così convinceremo l'Europa ad allentare il Patto di stabilità»

La senatrice Simona Vicari, sottosegretario al ministero dello Sviluppo economico, ieri, durante il Matching CDO di Milano, l’evento b2b che aiuta le imprese a sviluppare relazioni di business, è intervenuta all’incontro dal titolo “Internazionalizzare con successo? Si può. Questione di metodo e pianificazione nelle nuove regole di mercato”.

A margine dell’incontro le abbiamo chiesto di rispondere alla stroncatura della Legge di stabilità da parte del direttore del Sole 24 Ore, il quale, in un fondo pubblicato due giorni fa, ha ritenuto la manovra «non in grado di cogliere le priorità del Paese e di fornire le risposte adeguate».

«Ho letto quell’articolo – ci ha risposto il sottosegretario – come uno stimolo a lavorare presto e bene. La Legge di stabilità non può non essere approvata, se no salterebbe il sistema-Paese. Il vincolo europeo del deficit troppo stringente ci ha portato a fare una Legge di stabilità abbastanza modesta, ma il Parlamento, a saldi invariati, in questo ore sta lavorando per migliorarla il più possibile con le risorse che abbiamo a disposizione (che comunque sono scarse). In questo momento dobbiamo mostrarci come un Paese credibile, forte e politicamente stabile, presentandoci al prossimo semestre di presidenza italiana dell’Unione europea con i provvedimenti strettamente necessari – sburocratizzazione, “svecchiamento” di alcune parti della nostra Costituzione – che dimostrino che abbiamo iniziato un percorso di riforme. In cambio di tale dimostrazione di forza e stabilità interne, potremo chiedere che anche per noi – così come è stato già fatto negli anni scorsi per la Germania e la Francia – vengano allentate le maglie del Patto di stabilità».

Si potrebbe ancora intervenire su alcuni aspetti della Legge di stabilità per venire ancor più incontro alle esigenze delle pmi?
«Sono abbastanza soddisfatta per quello che ha fatto in queste ore il ministro dello Sviluppo economico. Sono state destinate maggiori risorse alle imprese. Le risorse del Fondo di garanzia – uno strumento molto utilizzato dalle pmi e che aiuta le imprese che non si possono permettere una garanzia ad accedere al credito – sono state incrementate a 12 miliardi in 3 anni. Abbiamo inserito nella Legge di stabilità tutta una serie di altri piccoli aiuti per il sistema-Paese, come l’abolizione dell’Imu per gli imprenditori agricoli. Certo, è ancora troppo poco rispetto a quanto il Paese meriterebbe, ma, come ho detto prima, non possiamo chiedere un aiuto in chiave anti-rigorista all’Europa se non dimostriamo di saper applicare il rigore al nostro interno e di essere in grado di riformarci da soli».

Vista la penuria di risorse e la pochezza degli aiuti alle imprese che lo Stato può mettere in campo, ha ancora senso parlare di una politica di incentivazione statale a favore delle imprese?
«Senza una politica statale che le incentivi a innovare, a internazionalizzarsi e a formarsi, aprendosi a un confronto con i competitor internazionali, le imprese non possono farcela da sole. Si tratta di rimodulare tutti gli incentivi che già esistono e che sono numerosi. Il Governo dovrebbe pianificarli indirizzandoli esclusivamente in tre direzioni: internazionalizzazione, innovazione tecnologica e formazione, abolendo tutti gli altri».

Redazione

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