Voucher per l’internazionalizzazione delle PMI – Vi giochereste l’impresa?

 Voucher per l’internazionalizzazione delle PMI – Vi giochereste l’impresa?

L’argomento è molto d’attualità: i voucher per l’internazionalizzazione delle PMI o delle reti d’impresa – fondamentalmente, delle sovvenzioni statali che in cambio di 10.000 euro (più almeno 3.000 messi dall’impresa) obbligano l’azienda a servirsi dei servizi di una specifica serie di aziende di consulenza inserite in un elenco ministeriale.

Lo scopo sarebbe favorire l’internazionalizzazione, ma nessuno si chiede che strategia d’internazionalizzazione sarebbe questa?

La domanda di fondo che pongo è: voi vi giochereste il futuro della vostra amata PMI scegliendo un temporary export manager non di vostra fiducia, il tutto per 7.000 euro?

  • I VOUCHER PER L’INTERNAZIONALIZZAZIONE – I CONTI DELLA SERVA

Apparentemente, solo alcune PMI godranno dei 7.000 E.

Perché 7.000?

Perché facendo i conti della serva ne arriveranno (quando?) 10.000, ma solo se ne tirate fuori almeno 3.000.

Inoltre, il temporary export manager dovrete usarlo per almeno 6 mesi: voi ritenete che con 13.000 E si possa pagare il suo stipendio lordo per ben 6 mesi?

Nella cucina della serva, fanno nemmeno 2.200 E (lordi) al mese. Sinceramente, non mi è mai capitato di sentire di un export manager con esperienza che costa così poco.

Peraltro, in un sito la cosa viene approfondita: il temporary export manager (TEM) sarebbe condiviso tra più imprese; inoltre, si tratterebbe in realtà di un team che gestisce da 5 a 9 aziende.

Già qui la cosa si fa nebulosa: perché tirare fuori 3.000 E in cambio di una figura a “mezzo servizio” (o forse un terzo od un quarto “servizio”), anzi di un team a “mezzo servizio”?

La cosa non è banale: invece di un solido professionista con estesa esperienza estera, che risponde solo ed esclusivamente a voi, rischiate di trovarvi con un team (magari di “inesperti”) a tempo parziale; team che viene pagato anche con soldi di sovvenzioni statali – sappiamo tutti che questo significa non avere il controllo desiderabile della situazione.

Perché ho supposto che possa essere un team di “inesperti”?

Beh, sempre sul sito citato è scritto (parlando di una realtà già esistente e precedente i voucher):

‘… partono da 2mila euro al mese per i ragazzi più giovani (25-28 anni), ai quali aggiungere somme derivanti dal raggiungimento degli obiettivi …’

Senza volere mancare di rispetto a nessuno, ma che esperienza reale del mondo commerciale (e soprattutto di vita) internazionale può avere un ragazzo di 25-28 anni?

Ma notate bene la parte sul ‘raggiungimento degli obiettivi‘: mica si tratta di vendere saponette porta per porta, si tratta del futuro di un’impresa!

In ogni caso la serva ci fa 2 conti: SE gli obiettivi vengono raggiunti, a me tocca pagare anche l’incentivo?

Per finire: passati i 6 mesi, pensate che sia facile cambiare società di consulenza?

Dopo che tutto è stato gestito a tempo parziale da un team?

In ogni caso, se quei 6 mesi non vengono gestiti secondo la vostra soddisfazione, tra l’altro da degli export manager NON di vostra fiducia, voi rischiate di perdere 6 mesi di tempo – senza contare i tempi burocratici – ed almeno 3.000 E.

Nel frattempo, la concorrenza “sgaia” è partita subito, servendosi di un export manager di grande esperienza internazionale, ed ha già occupato il mercato che vi interessa – e magari la vostra situazione vendite era tutt’altro che rosea per cominciare.

La serva a questo punto si chiede: Quanto è costato tutto questo “giochetto”? Avrò ancora un posto di lavoro domattina?

2) NON PER TUTTI, NON A TUTTI

Veniamo ai fornitori di temporary export manager e a chi potrà averli, questi TEM.

Il bando specifica i criteri per potere fare domanda per essere inclusi nell’elenco: probabilmente, è automaticamente esclusa la più parte delle aziende operanti nel campo internazionalizzazione, e comunque (apparentemente) qualunque società non sia iscritta alle camere di commercio.

Ricordo fra l’altro che si tratta di fondi statali, per cui mi sembra che tutta l’operazione sia molto discutibile.

Inoltre, apparentemente le specifiche riguardano le società fornitrici ma non gli specialisti.

La domanda che mi pongo è: perché solo alcune società? Che ha tutto ciò a che fare con la libera concorrenza?

Ma anche le PMI (o le reti di impresa) che non riceveranno l’incentivo potrebbero chiedersi: perché il mio concorrente sì, e io no?

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Voucher per l’Internazionalizzazione o Fiducia Personale?

3) CONSIDERAZIONI DI STRATEGIA AZIENDALE E DI INTERNAZIONALIZZAZIONE

Ma veniamo ora a ciò che più ci interessa, ovvero la strategia aziendale e le strategie di internazionalizzazione.

La domanda è: che ci azzeccano i voucher?

Si è mai sentito di un’impresa che decide di andare seriamente all’estero solo perché riceve 10.000 euro vincolati?

Per internazionalizzare, l’impresa ha bisogno del personale giusto.

La PMI dovrebbe avere fatto un bel po’ di conti di geopolitica e di strategia aziendale prima ancora di cominciare a pensare ad internazionalizzare; già qui, ci si rende conto che quello che serve all’impresa per cominciare è un consulente di geopolitica e strategia, non un temporary export manager.

In poche parole, secondo me i voucher non rispondono assolutamente alle necessità delle aziende.

Anche venendo al passo successivo, ovvero al livello operativo (come applicare la strategia aziendale), un TEM non ha alcuna funzione.

Solo al passo ulteriore (la strategia di internazionalizzazione) l’export manager “puro” comincia a masticare il suo pane.

La domanda a questo punto è che competenze possa avere un TEM, magari di 25-28 anni.

Prima di diventare generale, un ufficiale fa la famosa “gavetta” di tanti anni, servendo in una miriade di situazioni e luoghi diversi; lo stesso vale per un export manager.

Non si fa un export manager solo con dei corsi: od ha vissuto e lavorato a lungo in giro per il mondo, o non ha reale esperienza.

Veniamo ora ad un argomento che ho già trattato in Il Crollo dell’ Export Italiano verso la Russia, Meccanica per Prima – Perché?

In quel post sottolineavo: La cosa strana è che mentre l’Italia ha avuto un calo del 66.3%, la Germania (prima delle sanzioni, il principale concorrente in Russia) ha subito un calo del 1.2%.

In quel post supponevo che il motivo di ciò fosse:

Difficile dire, ma è evidente che il sistema italiano, piuttosto “ingessato” e forse giudicato troppo legato ad organizzazioni o para-organizzazioni governative, non ha saputo riscuotere la fiducia russa in questo frangente.

Fatto sta che ritengo estremamente difficile che un team di temporary export manager a “mezzo servizio” (e forse con limitata o nulla esperienza del mondo internazionale reale), team comunque dipendente da una società di consulenza inserita in un elenco dal ministero nonché con lo stipendio pagato in parte dalle sovvenzioni, possa escogitare soluzioni che solo l’esperienza e l’estrema flessibilità dettata dall’esperienza – nonché dal fatto di avere la fiducia personale della PMI – possono risolvere.

4) E LA SERVA CHE DICE?

Quindi, cosa abbiamo qui?

Abbiamo una PMI che per 7.000 E reali (e vincolati) internazionalizza servendosi di un team di (temporary) export manager a “mezzo servizio”, forse con poca o nulla esperienza pratica estera, e non di sua fiducia; un’impresa che invece di sfruttare la sua dinamicità si vincola ai tempi burocratici di sovvenzioni statali.

Senza dimenticare che, invogliata da tutto il “baccano” che circondava i voucher per l’internazionalizzazione, si è buttata nell’arena internazionale senza prima avere fatto i conti geopolitici e strategici.

E la serva che dice?

La serva, fatti i suoi conti, è andata a lavorare dai vostri concorrenti – che si sono fatti i loro bravi conti geopolitici e strategici e che ora stanno già cominciando a conquistare il mercato dove voi speravate di inserirvi.

Il tutto con un consulente di grande esperienza internazionale pratica – e di loro fiducia; la serva, che ha visto tante stagioni, sa bene che una persona esperta e di fiducia è impagabile.

 

Dave Righetto

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