Quattro punti da cui partire per una corretta strategia di data-driven marketing

 Quattro punti da cui partire per una corretta strategia di data-driven marketing

Uno dei terreni su cui oggi si gioca la partita più importante per le aziende e le PMI è sicuramente l’uso corretto e strategico dei big data. Questi, infatti, rappresentano la chiave di volta per avere un approccio più personalizzato alla strategia di marketing da adottare e, soprattutto, aiutano ad identificare con maggior precisione il punto di contatto tra il business dell’azienda e il cliente finale. Riuscire quindi a lavorare e analizzare i dati raccolti dai diversi touchpoints consente all’azienda di ottenere un notevole vantaggio sui propri competitor e a scegliere come orientare le decisioni legate al business.

Secondo Youthquake (https://www.youthquake.it/it) giovane agenzia di data driven marketing di Milano, l’analisi dei dati infatti si rivela fondamentale per scoprire come ottimizzare i processi produttivi e, più in generale, definire una corretta strategia di vendita, capace di intercettare al meglio le esigenze del consumatore. La lettura e l’uso strategico dei dati consentono di migliorare anche quella che è la customer experience, rendendola più fluida, rapida e in linea con i cambiamenti in atto nel mondo del retail e della vendita. Un approccio sempre più omnichannel, che si riflette anche nelle strategie di marketing, che non può prescindere dall’uso sempre più centrale dei dati.

Impostare una strategia di data-driven marketing

  1. Costruire un Team multidisciplinare

Il primo passo è partire da una corretta gestione dati a cura di team aziendali interdipartimentali e interdisciplinari. “Questo non significa solo che qualcuno dell’IT si riunisce con il responsabile delle vendite, bensì che bisogna trovare persone che sono disposte ad andare oltre le loro aree di expertise” – spiega Matteo Milione Managing Partner di Youthquake agenzia di data driven marketing di Milano – “Ad esempio, i data scientists devono essere disposti ad imparare i rudimenti del marketing; gli addetti alle vendite devono essere disposti a saperne di più sulle nuove tecnologie e nuovi strumenti“. Fondamentale è poi rendere la collaborazione tra queste persone una priorità, avendo frequenti riunioni in cui tutti non solo condividono idee e informazioni ma anche il merito del successo.

  1. Sfruttare a pieno quanto a disposizione

Spesso i dati davvero necessari sono già presenti e quindi raccolti in azienda, quello che manca è una corretta gestione ed organizzazione degli stessi”. Questi, infatti, si possono estrarre direttamente dalle risorse interne, ad esempio tra i rivenditori del prodotto o servizio, tra la forza vendita o, infine, magari risultano essere stati raccolti e poi dimenticati in un file o database. È possibile iniziare a estrarre questi dati costruendo un identificatore unico del cliente per collegare diverse fonti di dati a livello di record del cliente stesso. Per l’azienda inoltre può risultare particolarmente utile abbattere i vari silos tra i dipartimenti, facendo convergere in un’unica visione d’insieme i dati estrapolati dal CRM, dall’automazione del marketing, dal servizio e dai sistemi finanziari. Questa analisi a 360° permette di raccogliere degli insight sull’intera customer experience, al fine di potenziarla e migliorarla ulteriormente.

  1. I dati vanno oltre i numeri

Date ai dati e ai numeri un significato al di fuori del loro valore numerico” – prosegue Milione – “questo si fa sapendo prima di tutto quali sono i vostri obiettivi e gli indicatori (KPI) che avranno un impatto su quegli obiettivi“. Una volta compreso come questi indicatori influenzano positivamente, o negativamente, il raggiungimento dell’obiettivo prefissato, allora i dati presi in esame diventeranno più tangibili di semplici numeri su un foglio di calcolo. “La tangibilità è la chiave per far sì che le persone si preoccupino e vogliano usare e consultare i dati“.

  1. Stabilire obiettivi condivisi a livello aziendale

Chi si occupa di marketing sa quanto sia diventato più difficile misurare il ROI, perché richiede l’allineamento con ciò che le vendite definiscono come contatti pronti per la vendita o ciò che il team di customer service ritiene determini la prontezza di un cliente per un potenziale upselling. “Nell’ambito del data-driven marketing la conversazione sul ROI richiede che i marketer, insieme ai colleghi del settore commerciale, abbiano una visione unica e coerente di ciò che meglio descrive e identifica un cliente, in particolare ciò che aiuta a definire un cliente di alto valore”.

I dati come chiave di lettura di una società sempre connessa

Rimane imprescindibile però saper combinare i dati raccolti con la giusta dose di creatività, un connubio che permette all’azienda di fornire ai propri clienti un’esperienza il più coinvolgente possibile. Combinando l’ingegnosità umana e l’analisi dei dati si può infatti creare una combinazione di potere che guida il valore in tutta la catena del marketing. In un’era iperconnessa come quella in cui ormai ci ritroviamo a vivere, un approccio data driven può quindi creare connessioni sorprendenti e suggerire mosse di marketing non sempre di facile intuizione, che siano guidate da un senso logico e con oggettive possibilità di poter essere attuate dai marketer.

Redazione

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